Link building: cos’è, come si fa e quali sono i vantaggi

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Rispetto a parecchi anni fa, quando la SEO era una materia sconosciuta alla maggior parte delle persone e soltanto pochi professionisti in Italia erano in grado di posizionare un sito web su Google, le cose per fortuna sono cambiate.

Oggi gran parte dei liberi professionisti e delle aziende, che ben conoscono le potenzialità del web e i vantaggi di essere in prima pagina su Google per le parole chiave della loro attività, quando sentono parlare di SEO sanno di cosa si tratta.

Tra le espressioni che stanno lentamente entrando perfino nel gergo dei non professionisti del settore, c’è anche “link building”. Tradotto dall’inglese vuol dire “costruzione di link”, ma la traduzione letterale non rende giustizia all’immenso mondo che si cela dietro a questa specifica branchia della SEO.

Per meglio comprendere di cosa stiamo parlando, dell’importanza che riveste agli occhi di Google e dei vantaggi di avere link provenienti da siti autorevoli, è utile definire la link building come uno degli step necessari di una consulenza SEO professionale.

Senza perdere altro tempo, iniziamo a conoscere la link building e a capire in che modo si colloca all’interno di una strategia SEO adottata per uno specifico sito web.

Cos’è la link building?

Per link building intendiamo tutte quelle azioni intraprese nell’ambito di una strategia SEO, che si pongono come obiettivo primario quello di ottenere dei link da uno o più siti (possibilmente di qualità), verso il sito web da ottimizzare.

Un esempio può essere certamente di aiuto: mettiamo il caso che un celebre sito di gastronomia (in rete ce ne sono veramente molti dedicati al cibo!) decida di pubblicare un post in cui si parla della cucina tipica umbra.

A un certo punto della pagina web, quando si parla dei prodotti umbri della terra, l’autore citi i tartufi del “cuore verde d’Italia” e linki come sito autorevole quello di un’azienda che commercializza appunto dei tartufi cavati in Umbria.

Se il blog di gastronomia è molto celebre e seguito dagli appassionati di cucina, allora l’azienda di tartufi può ritenersi fortunata poiché in quel preciso momento è stata fatta, seppur inconsapevolmente, della link building di qualità.

Questo semplice link, inserito naturalmente dall’autore del blog e a scopi esplicativi, porterà dei benefici immensi alla SEO del sito linkato, che si tradurrà in maggior traffico proveniente da Google e più acquisti di tartufi.

Questa, in poche parole, è la sintesi della link building e la sua utilità in una strategia SEO lungimirante e ben pensata da parte di un professionista.

Giunti a questo punto della riflessione, una domanda sorge quasi spontanea: come farsi linkare da siti autorevoli e in maniera del tutto spontanea, per ottenere i benefici SEO appena elencati?

La risposta merita un paragrafo a parte, poiché entriamo nel vivo della questione e affrontiamo un tema delicato per chi fa link building.

Link spontanei e link manipolativi

L’esempio che abbiamo appena riportato pone un problema che molti SEO e link builder prima o poi devono affrontare, e cioè la “complicata” questione dell’acquisto di link.

Spieghiamo meglio questo concetto, e prendiamo l’esempio di prima ma dal punto di vista del professionista SEO che ha in gestione il sito del commerciante di tartufi umbri.

Il nostro caro SEO, armato degli strumenti per l’analisi dei link che puntano a un determinato sito come Ahrefs, si accorge che c’è bisogno di acquisire link provenienti da blog e portali autorevoli e a tema, come ad esempio quelli di gastronomia.

Bene, se i link non arrivano in maniera spontanea come nell’esempio di prima, allora bisogna andare a procurarseli con tutti i mezzi. Una delle maniere per acquisire link è quella di comprarseli. Sì, hai letto bene, se Maometto non va alla montagna certamente deve avvenire il contrario…

Tradotto nei termini della SEO e della link building, se il link da quel blog non arriva naturalmente, magari perché lo stesso blogger non conosce l’azienda in questione, allora è bene che l’azienda (o più precisamente il suo SEO specialist), bussi alla porta del blog e chieda gentilmente di avere un link su un articolo tematico che parla di tartufi umbri.

In un mondo ideale, questo avverrebbe a mo’ di favore, ma chiunque lavora nel digital marketing sa che i link sono oro colato e quindi devono essere comprati.

Nel titolo di questo paragrafo abbiamo parlato di link manipolativi, aggettivo che forse mette troppo in cattiva luce questa pratica ma che di fatto indica che il link viene inserito appositamente, dietro pagamento di una somma precedentemente concordata.

E Google, che deve la sua fortuna all’altissima qualità dei risultati mostrati ai miliardi di ricerche che ogni giorno elabora sul web, non vede di buon occhio tutto ciò, tanto che considera i link manipolativi una violazione delle linee guida.

Il punto, allora, non è tanto domandarsi se “trasgredire” o meno le regole dei più celebre motore di ricerca. La questione, semmai, è avere le idee chiare su come farlo nell’interesse di tutti: proprietari di siti da ottimizzare e lettori.

Come fare link building senza rischiare penalizzazioni

E giungiamo a un punto cruciale dell’intero discorso sulla link building, che riguarda i modi in cui ottenere link che sembrino i più naturali di questo mondo.

Una delle strategie maggiormente adottate dai SEO è quella di acquistare degli spazi su siti ritenuti autorevoli, ad esempio una pagina in cui pubblicare un guest post su un argomento di interesse generale, e all’interno di questo articolo inserire un link al sito che vogliamo spingere su Google.

Tornando all’esempio di prima, il SEO che si occupa del sito di tartufi umbri può ad esempio pagare il blogger di cucina, per scrivere e pubblicare un articolo sulle ricette umbre. Esattamente come se fosse successo “naturalmente”, anche se la pubblicazione è voluta e con un preciso scopo.

Il discorso sulla link building è molto vasto e richiederebbe molte altre considerazioni.

Un’ultima riflessione, tuttavia, val la pena farla sul quando è necessario fare link building. La risposta più secca e immediata è: sempre!

Avere dei link in ingresso non fa mai male, ma ovviamente ciò dipende dal budget che il cliente mette a disposizione del SEO per ottenere link di qualità.

In linea generale, nelle nicchie in cui i siti che si posizionano per determinate parole chiave sono pochi, una buona ottimizzazione del sito e dei suoi contenuti basta e avanza per guadagnare la prima pagina di Google.

Nella maggior parte dei casi, ancor più nei settori ultra competitivi, la link building è praticamente d’obbligo se si vuole competere nei “piani alti” dei motori di ricerca.