I social network, si sa, oggi sono un importante mezzo di promozione per le piccole aziende. Durante il lockdown, quando milioni di Italiani non potevano uscire di casa a fare acquisti, sono stati una vera e propria necessità per consentire a tanti piccoli negozi di sopravvivere.
Abbiamo parlato di questo argomento con Armando Sparapani, titolare dello storico Sexy Shop Number One di Ancona, in attività dal 1988 e oggi anche online con un sito di e-commerce. Ecco come è possibile promuovere un sexy shop su Instagram e Facebook senza cadere nelle trappole della censura e dello shadowban.

Il lockdown e le consulenze in videochiamata, un successo per promuovere il sexy shop online
“Vedere il mio negozio chiuso per via delle normative Covid è stato un trauma”, racconta Sparapani. “Proprio io che non ho mai preso ferie lunghe più di tanto… mi sono trovato a casa senza poter far nulla. Però forse la chiusura ci ha dato la motivazione per investire più tempo ed energie nelle vendite online”.
Durante il lockdown, il Sexy Shop Number One ha usato i suoi canali social per promuovere consulenze one-to-one in videochiamata, dirette live sull’utilizzo corretto dei sex toys e persino aperitivi virtuali al sexy shop! “Tante coppie che hanno troppa vergogna a visitare un sexy shop di persona hanno visto i giocattoli del sesso per la prima volta in videochiamata con noi”, racconta il titolare.
“Questo modo di promuoverci è stato un successo e abbiamo continuato a farlo anche dopo il lockdown, semplicemente per offrire maggiore privacy a chi non se la sente di venire a trovarci di persona. Una via di mezzo tra gli acquisti online, dove vedi solo una scheda prodotto e non hai nessuno che ti possa consigliare, e il visitare un sexy shop di persona”.
Tuttavia, i social network hanno anche dei lati negativi. In primis, la censura che colpisce i contenuti a sfondo sessuale.
“Non solo il porno, anche le attività come la mia sono censurate pesantemente da Facebook e Instagram”, racconta Sparapani. “Non posso pubblicizzare i miei prodotti con inserzioni sponsorizzate e devo stare molto attento a cosa posto”.
“Mi hanno eliminato fotografie dei miei capi intimi semplicemente perché la foto della modella sulla scatola era troppo ammiccante”, continua il proprietario del sexy shop. “Quindi figurati se posso pubblicare foto di dildo, vibratori e quant’altro. Per fortuna, oggi gli oggetti più popolari, come il vibratore rabbit e gli stimolatori clitoridei, non hanno forma fallica e riescono quindi a raggirare la censura dei social network”.
Su Instagram, che Sparapani considera una delle sue maggiori fonti di traffico, è vietato pubblicare immagini di nudo. Non solo: in un articolo l’azienda di Zuckerberg, proprietaria di Instagram, ha chiarito che i contenuti ammiccanti non espliciti potrebbero non essere eliminati dalla piattaforma, ma nascosti dalla sezione Esplora e dalle pagine degli hashtag. Questo riduce significativamente le visualizzazioni di questo tipo di post.
Le pagine Instagram che trattano di sex positivity, come quella del Sexy Shop Number One, lamentano spesso di essere vittima di shadowban, un’insidiosa penalizzazione che rende i loro contenuti praticamente invisibili per chi non li segue.
Instagram e Facebook non hanno mai parlato ufficialmente di shadowban, ma si ritiene che questo tipo di penalizzazione colpisca contenuti considerati inappropriati dagli algoritmi della piattaforma e li renda meno visibili nella sezione hashtag, importantissima per raggiungere nuovi utenti e potenziali followers.
Nel 2021, diversi sex workers e attivisti della sex positivity si sono rivolti a Wired per denunciare il fatto che Instagram ha tolto loro la possibilità di utilizzare il link sticker nelle storie perché avevano violato le norme della community. Il link sticker, disponibile solo per profili verificati o con oltre 10mila followers, permette di inserire un link al proprio sito nelle storie.
Ad esempio, è possibile linkare a un e-commerce o a un profilo OnlyFans. Ecco perché questa funzione è così importante: permette, di fatto, di monetizzare il proprio profilo.
Facebook e Instagram non sono le uniche piattaforme social a limitare fortemente i contenuti inerenti alla sex positivity. Come riporta Rolling Stones, TikTok rimuove i profili delle influencer che hanno un link al loro profilo OnlyFans nella loro bio. Diverse ragazze hanno parlato con il noto portale di musica raccontando che hanno perso il loro profilo su TikTok proprio per questo motivo, mentre celeb del calibro di Bella Thorne continuano impunite a pubblicizzare il loro OnlyFans sulla piattaforma.
Anche Tumblr, la piattaforma di blogging che in passato era conosciuta per le GIF erotiche, dal 2018 vieta la pubblicazione di contenuti a sfondo sessuale. Sembra che il ban della pornografia sulla piattaforma sia avvenuta a causa di pressioni da parte di Apple. Su uno dei blog di Tumblr furono scoperte delle immagini pedopornografiche e Apple decise di rimuovere completamente la app dall’App Store. La reazione di Tumblr fu bandire la pornografia del tutto per evitare ulteriori attriti con il gigante dell’hi-tech.
Infine, anche OnlyFans, la piattaforma numero uno per la vendita di foto e video sexy, ha minacciato di bannare la pornografia. Nell’Agosto 2021, OnlyFans annunciò la drastica decisione, suscitando la rabbia delle sex workers che hanno costruito il loro successo sulla piattaforma.
Tim Stoker, CEO di OnlyFans, ha dichiarato alla stampa che la colpa era delle banche, che si sarebbero rifiutate di collaborare con una piattaforma ormai sinonimo di contenuti sessuali a pagamento. Qualche giorno dopo, OnlyFans ha annunciato un clamoroso dietrofront: niente ban per i contenuti a sfondo sessuale.
In questo panorama così poco adult-friendly, come pubblicizzare un sexy shop online sui social network? “Sto attentissimo a quel che pubblico”, spiega Sparapani, “e cerco di attirare gli utenti sul mio sito internet, dove posso pubblicare i miei prodotti senza censura, usando strumenti come Linktree”.
“Un team piccolo come il mio non ha tempo per postare tutti i giorni sui social network, oltre a gestire il negozio fisico”, continua il proprietario del sexy shop. “Per questo i nostri alleati numero uno sono le app che permettono di programmare i post in anticipo e pubblicarli automaticamente. Abbiamo provato Planoly, Hootsuite, Later e molte altre, ma la nostra preferita rimane Buffer, che permette di pubblicare anche su TikTok.”
Sparapani dice di non usare altri strumenti per la gestione dei social network. “Non ci piace usare bot o simili, che peraltro espongono al rischio di penalizzazioni. Preferiamo acquisire followers reali e realmente interessati alla nostra attività, e interagire con loro direttamente, creando un rapporto di fiducia e perché no, amicizia. D’altronde il nostro scopo non è avere tanti followers, ma portare utenti in target sul nostro sito”.
Insomma, essere sé stessi premia, anche sui social network. “Assolutamente sì”, dice Sparapani. “I social sono un ottimo strumento per fidelizzare i clienti se sai come usarli!”.
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