Le giubbe rosse del 50 Cent Party controllano anche il popolare servizio di micro-blogging. È la stretta sull'informazione di nuova generazione di cui parla il presidente Hu Jintao? Intanto, in Usa, è polemica sui parlamentari che "cinguettano"
Mentre il Congresso americano discute sull'opportunità o meno che i propri membri utilizzino i siti di messaggistica (Twitter in primis) o postino video online su siti esterni come YouTube, la Cina scatena i suoi galoppini della censura anche sul noto servizio di microblogging, fino ad ora rimasto immune.
Frederik Balfour del BusinessWeek riporta la denuncia della blogger Oiwan Lam, che ha segnalato l'intervento della polizia cinese su alcuni dei suoi amici membri di Twitter. Il cosiddetto 50 Cent Party agisce solitamente infiltrandosi nelle comunità online e monitorando le attività degli utenti per un certo periodo. Il secondo passo, sostiene David Bandurski, ricercatore all'Università di Hong Hong e autore di un report approfondito su questa attività governativa, è segnalare alle autorità i contenuti ritenuti pericolosi e neutralizzarli inserendo e stimolando interventi di opinione contraria.
Dal 2005, anno in cui i leader di partito cinesi hanno incominciato a sperimentare mezzi online alternativi per farsi propaganda, le attenzioni verso la comunicazione sul web sono sempre più pressanti. Secondo Bandurski sono 280.000 le "giubbe rosse", ovvero i componenti del 50 Cent Party, così chiamato perchè ogni post pubblicato dai i vari membri del gruppo, tra cui giornalisti e blogger "in affitto", viene pagato 50 fen (mezzo yuan, corrispondente a 5 centesimi di euro). È questo il controllo sull'informazione di nuova generazione a cui si riferiva il presidente Hu Jintao parlando di "nuove linee guida per l'opinione pubblica"?
Intanto negli Usa la Sunlight Foundation continua a portare avanti la campagna "Let Our Congress Tweet" a sostegno del repubblicano John Culberson, utente Twitter, al centro della polemica in corso al Campidoglio americano; secondo lo schieramento democratico, permettere l'uso di Twitter (e di servizi di condivisione video come Qik) significa danneggiare la politica interna. Ed è già guerra all'ultimo "tweet" (in inglese cinguettio).
NOTIZIE Venerdì 18 luglio 2008 - 15:09 (777 giorni fa)
Argomenti trattati: censura, Twitter
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