Sospeso temporaneamente il servizio di monitoraggio e di ranking della blogosfera italiana. Niente più classifiche, motore di ricerca e monitor delle conversazioni nei blog. Ma restano le accese discussioni.
E alla fine avvenne la caduta. BlogBabel, il servizio di monitoraggio dei blog italiani più chiacchierato dell'ultimo anno, ha chiuso – temporaneamente, o forse no – i battenti, e la blogosfera si divide tra festa e lutto.
La storia della Babele dei blog è interamente basata sull'incomprensione. Molte lingue, molte visioni dei mondo, molti servizi e molti cambiamenti. In tutto questo tempo, nessuno si è mai preoccupato di ascoltare l'altro; curatori e utenti hanno viaggiato su binari paralleli a lungo, ignorandosi a vicenda, ma sempre all'insegna della facile polemica. La classifica ha monopolizzato il servizio fin da subito. E molti blogger con una mano scrivevano che snaturava il concetto di rete, mentre con l'altra mano linkavano altri blogger selezionati proprio per scalare l'ambita top 100.
Per alcuni, criticare la classifica è diventato chic, come i piccoli Vip che guardano con sufficienza le riviste patinate che costruiscono la loro fama. È vero, la classifica è sempre stata l'espediente per attirare interesse, mentre il valore del servizio stava da un'altra parte, cioè nel monitoraggio delle discussioni; ma presto si è trasformata in arma a doppio taglio. E il sogno segreto dei più astuti è diventato quello di scomparire per sempre da quella lista dei blogger, chiamando in causa perfino i diritti legati ai propri post. Un affronto inaccettabile per i creatori che ha dato il via alla sospensione del servizio. Senza preavviso e senza nemmeno tanti ragionamenti, il messaggio di sospensione campeggia sul sito: «Ci siamo stufati» dicono i blogger che quel servizio lo gestiscono, e per chiunque avesse qualcosa da ridire, può sempre andare a cercare gli altri blogger, quelli cattivi e polemici, e chiedere loro una spiegazione.
Cronologia di una disfatta
Nato a luglio 2006 per mano di Ludovico Magnocavalllo, BlogBabel inizia ad avere rilievo solo a partire dalla fine dell'anno quando, sul Sole24Ore, viene pubblicata una doppia pagina con la mappa della blogosfera italiana. Le polemiche sono già in agguato, principalmente perché al servizio bisogna iscriversi e dunque quella stessa mappa è la rappresentazione grafica di un certo numero di siti registrati e non di un ipotetico universo. Fin da subito, al servizio di monitoraggio dei blog iscritti viene affiancata la classifica, ponderata e studiata tanto da far scendere Beppe Grillo al secondo posto e incoronare un altro reginetto della blogosfera nostrana.
Nel corso del 2007 viene aggiunto il meme tracker, cioè una funzione di monitoraggio che mette in evidenza le discussioni generate dai blog italiani iscritti al servizio, unicamente basandosi sui link in uscita. Immediatamente sorgono nuove polemiche dovute al meccanismo del servizio che fa emergere i contenuti che hanno più link, indipendentemente dal valore della discussione. Vengono così cambiati i parametri di BlogBabel, al fine di dare meno valore ai post che riportano in massa link ad altri blog, pratica che fa guadagnare posti in classifica. Ovviamente non tutti sono d'accordo, e scatta la polemica. Anche i siti creati su Tumblr – servizio di microblogging – entrano nel database di BlogBabel. E aumenta il battibecco: la facilità di ripubblicare citazioni o contenuti di atri blog è per alcuni un valido motivo per ritenere i tumblr come fattori inquinanti che non fanno emergere le discussioni interessanti. Durante gli ultimi mesi, sono stati introdotti nuovi sistemi per tracciare i contenuti, come la mappa con i post geolocalizzati o i libri e i video del giorno; ma questi servizi non hanno attirato il giusto interesse.
Improvvisamente, da servizio web, BlogBabel si è rimpicciolito fino a diventare un giocattolo vittima degli eventi. E mentre il valore viene sospeso, restano le polemiche.
INVECE Martedì 25 marzo 2008 - 13:11 (719 giorni fa)
Argomenti trattati: blogging
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