Quel che accade a Telecom Italia: Ruggiero e Buora sono prodighi in dichiarazioni. Ma non rispondono a due quesiti fondamentali: quale pezzo della rete fissa scorporare? E che ne sarà delle Next generation network? Le soluzioni sono ancora lontane.
Slitta, eccome se slitta, il passaggio del controllo di Telecom Italia da Olimpia alla nuova telco fatta da banche e Telefònica spagnola. Se ne parlerà forse a fine agosto. Il che continua a tenere congelata nel freezer la più grande impresa italiana di telecomunicazioni. Particolarmente dannosi sono i rumors che danno per certo il cambiamento totale dei tre uomini oggi al vertice: il presidente Pasquale Pistorio, il vicepresidente esecutivo Carlo Buora, l'amministratore delegato Riccardo Ruggiero.
In questa situazione non è casuale che Buora e Ruggiero, in due giorni consecutivi, abbiano voluto prendere la parola in pubblico, il primo con un'intervista al Sole 24 ore di mercoledì 25, il secondo nel corso di un incontro telefonico con gli analisti. Con questi due interventi i due dicono "ci siamo, lavoriamo tranquilli per il bene dell'azienda". Peccato però che sulla questione delle questioni, ovvero sulla regolazione della rete fissa esprimano punti di vista dissonanti – non necessariamente antagonisti, ma certo con sfumature diverse.
La questione è quella della rete fissa di TI e della sua apertura alla concorrenza. Tema su cui tutti i soggetti interessati sono stati chiamati a esprimere la loro opinione nella consultazione pubblica realizzata dall'Autorità per le Comunicazioni, la quale farà conoscere, nei mesi a venire, le sue decisioni. In concreto sono possibili tre opzioni: lo scorporo funzionale, lo scorporo societario, oppure lasciare tutto così com'è.
Nel primo caso, che si ispira, magari con varianti, al modello inglese OpenReach, la rete fissa resta di proprietà dell'ex monopolista, ma viene gestita da una divisione completamente separata, la quale fattura i servizi sia a TI che a tutti gli altri che vogliano usare quella infrastruttura. Nel secondo caso c'è un passaggio di proprietà di tali assets a una società nuova (di cui TI potrebbe essere socia, insieme ad altri soggetti privati, ma eventualmente anche pubblici). In entrambi i casi TI chiede di avere a quel punto le mani libere nelle sue offerte ai consumatori; sarebbe infatti un soggetto di mercato come gli altri, e sullo stesso piano degli altri e dunque chiede di non dover sottoporre all'Autorità le sue proposte commerciali per un'autorizzazione preventiva; oggi invece deve farlo, dimostrando che quanto essa offre sia replicabile anche dai concorrenti.
ZOOM Giovedì 26 luglio 2007 - 15:31 (965 giorni fa)
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