Tutto il web su tutti i cellulari

Tutti pronti al web su cellulare, utenti compresi. Ma gli apparecchi adatti sono ancora pochi e costosi, così come gli abbonamenti, per ora solo a consumo. Intanto la banda si adegua egregiamente, e i contenuti attendono nuovi format ancora da inventare. Un'analisi.

i-modeIn Europa pochi se ne accorgeranno, perché pochi la usano, ma la notizia è comunque interessante: sia O2, operatore inglese di telefonia mobile, che l'australiana Telstra hanno deciso di abbandonare la tecnologia i-mode, di origine giapponese, che rende possibile navigare sul web con i telefonini. Quel sistema ha avuto un grande successo solo in Giappone, dove è nato, raccogliendo molti milioni di utenti, ma la sua esportazione ad altri contesti (in Italia lo adottò Wind) è stata un quasi fallimento. Il suo guaio è che si tratta di un ambiente chiuso, dove gli utenti possono navigare quasi esclusivamente verso i siti certificati e scelti dall'operatore telefonico. E' il sistema del giardino chiuso e ben recintato (walled garden) che con qualche ingenuità anche altri operatori telefonici hanno proposto nei primi anni del web mobile. A ciò si aggiunga che lo standard giapponese era assai poco standard, richiedendo software specifici e telefonini fatti su misura. Dunque addio senza rimpianti: è uno di quei casi in cui il mercato (ovvero i consumatori) ha votato, bocciando ciò che non piace, o che serve poco, o che è troppo complicato.

Sempre nei giorni scorsi Vodafone Italia ha delineato le sue promesse per l'autunno. In una lunga conversazione con Affari e Finanza di Repubblica, il direttore generale Paolo Bertoluzzo ha detto che l'era dell'internet mobile è infine cominciata: i clienti lo vogliono e le tecnologie infine sono mature e robuste.

Sul fronte dei consumatori, in effetti, tutti gli operatori cellulari vedono crescere nelle loro statistiche la percentuale di «traffico dati», e cioè dei bit che portano informazioni, rispetto a quelli delle telefonate vocali. Il fenomeno dunque è già in atto - per Vodafone rappresenta ormai il 18 per cento del fatturato. Il futuro immediato è lì, ma questo non significa ancora una vera esplosione, perché ci sono diversi i tasselli che devono andare a posto.

Intanto gli apparati utente, in pratica i telefonini: quelli davvero adatti alla navigazione mobile sono numerosi, ma non tantissimi. Hanno dei limiti tecnici (spesso anche dei veri e propri bachi) e costano molto, attorno ai 500-600 euro. Si può confidare che nel giro di qualche anno costeranno la metà e saranno migliori, ma per ora chiedono una spesa elevata. L'arrivo dell'iPhone della Apple (che pure di limitazioni tecniche ne ha assai) certo sta accelerando lo sviluppo di altri prodotti concorrenti e di qualità. Si tengano d'occhio le Samsung e le Nokia, ma anche alcuni marchi meno noti come iPaq e Htc. Lo stesso iPhone, abbinato alla rete cellulare americana di At&t va mostrando le sue debolezze quanto a connettività.

Secondo tassello, i piani tariffari. Molti ancora propongono delle tariffe a consumo e cioè proporzionali al tempo di collegamento o ai byte scaricati, ma non può essere questa la strada definitiva in un mondo dove i navigatori web sono abituati, in casa e in ufficio, ad abbonamenti piatti (flat), con cui sono sempre in rete, senza limiti di tempo né di volumi. Ovvio che anche dai cellulari si aspettino la stessa modalità, magari essendo disposti a pagare un "premio" per il servizio in mobilità, ma certo non eccessivo. Gli uomini e le donne del marketing sono lì al computer, con le loro tabelle elettroniche segretissime, a cercare il punto di equilibrio tra domanda e offerta e la sua dinamica nel tempo. La tendenza inevitabile, vista la concorrenza, è che scendano i costi dell'Adsl su linea fissa e che, in parallelo diminuiscano anche quelli delle connessioni mobili. Quando e quanto è tutto da vedere.

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NOTIZIE Sabato 28 luglio 2007 - 07:55 (964 giorni fa)

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