Quanta fretta signora Reding

La decisione della Commissione europea su impulso della commissaria Reding di puntare sul Dvb-h è sbagliata per diversi motivi. Impedisce al mercato di scegliere il vincitore e scommette su un'idea irrealistica di tv mobile.

Viviane RedingLa "Comunicazione sul rafforzamento del mercato interno per la Tv Mobile" redatta dalla Commissione europea su impulso della commissaria Viviane Reding è sbagliata per diversi motivi. Intanto perché "sceglie il vincitore" tra diverse tecnologie per la trasmissione di "cose" televisive sui cellulari, quando le tecnologie, il mercato e i consumatori non hanno ancora fatto emergere solidi e sostenibili modelli.

Il Dvb-h attorno al quale Viviane Reding pensa di costruire il consenso tra tutti i paesi membri non è la sola tecnica di trasmissione dei segnali video e, pur essendo riconosciuto come standard dall'istituto europeo Etsi fin dal 2004, non appare agli esperti come sicuramente migliore. La nostra RaiWay, per esempio, e non senza fondamento, ha deciso saggiamente di abbandonarlo, in favore del Digital Multimedia Broadcasting (DMB).

L'ambizione della Commissione Europea è di arrivare a una tecnologia unica (fino al punto di renderla addirittura obbligatoria) per evitare il processo, già visto in altri casi, di grande frammentazione, che comporta quasi sempre incompatibilità. Ottimo obbiettivo, ma difficile da ottenere fidando nelle normative e nei regolamenti. Il grande successo europeo nel settore fu il Gsm per la telefonia mobile, al quale però si giunse per consenso e lungo lavorio tra industrie e ricercatori.

L'altro problema è che, nel frattempo, vanno crescendo i dubbi sulla effettiva portata della tv sul mobile. In Italia per esempio, e nonostante l'appeal dei mondiali di football di un anno fa, è stata un fallimento. E non già per motivi tecnici: i monitor hanno un'ottima definizione e se la copertura è buona, si vede senza scatti né disturbi. Tuttavia sembra proprio uno di quei casi in cui la tecnologia c'è, ma il mercato, i consumatori mobili, non rispondono. Infatti, a parte qualche goal in diretta o in registrata, sono completamente diverse le modalità di fruizione tra il divano di casa e le video-visioni in nomadismo. Differenti i bisogni e le aspettative. Opposto lo stato d'animo.

Questo non significa che dei video non gireranno sui cellulari e che non verranno consumati, ma questo avverrà (già avviene) con altri percorsi. Per esempio scaricando e conservando i filmati, anziché riceverli in tempo reale. Presi magari dal web e poi trasferiti su un lettore – che non necessariamente ha da essere un cellulare, ma un iPod o uno dei suoi molti concorrenti.

La previsione di un mercato da 20 miliardi di euro e 500 milioni di persone al 2011 appare francamente avventata.
In realtà potrà risultare anche più vasto, per esempio la quasi totalità degli utenti cellulari (almeno due miliardi), ma con altri canali: non già altre torri di trasmissione da erigere in borghi e metropoli, ma reti cellulari a banda davvero larga e, contemporaneamente, una moltitudine di hotspot Wifi, che già cominciano a esserci.

La Tv mobile, insomma, va a coincidere con l'internet mobile. E' questa la strada più probabile (e più sensata).

INVECE Mercoledì 18 luglio 2007 - 18:38 (1143 giorni fa)

Franco Carlini

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Argomenti trattati: Dvb-h, Gsm, tv mobile, Viviane Reding

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