"Nuove reti? Intervenga lo stato"

29 miliardi di euro. Tanto costerebbe la rete tutta in fibra che serve all'Italia. Per realizzarla ci vuole un governo più forte di lobby e monopoli. Intervista a Stefano Quintarelli.

Stefano QuintarelliUno tra i più agguerriti sostenitori della rete interamente in fibra ottica è Stefano Quintarelli, grande esperto di tlc, già presidente dei provider italiani. Su internet con il suo blog anima il dibattito sulle telecomunicazioni, con le sue iniziative imprenditoriali (Esimia e Dmin.it le più fresche) prova ad animare l'industria del settore.

Uno dei principali problemi per una Ngn solo in fibra è il costo. A quanto ammonta esattamente?

I costi sono stimati in 1.300 euro per abitazione, le abitazioni in Italia sono circa 22 milioni. Il calcolo è presto fatto: 29 miliardi di euro.

Una bella cifra…

Bisogna però tenere presente che oltre la metà (il 55 per cento per la precisione) dei soldi necessari servono per le opere civili, per lo smantellamento della sede stradale. Quindi la rete di per se costa di meno.

Un esborso comunque notevole simile a quello per realizzare le grandi infrastrutture statali, autostrade, rete elettrica, rete del gas. Come è possibile per i privati fare tanto, considerando che, stando al piano industriale, Telecom Italia non ha i soldi ?

Non si può prescindere dallo Stato per realizzare la Ngn in fibra ottica fin dentro casa, così come non è stato possibile per le altre grandi infrastrutture del Paese. Anche se il paragone con le infrastrutture esistenti regge fino a un certo punto: la fibra ha caratteristiche uniche: a differenza del rame e dell'asfalto ad esempio, ha la proprietà di poter aumentare la propria portata senza grosse spese.

Cioè?

Se vogliamo aumentare la portata delle autostrade dobbiamo costruire nuove corsie, con gravi disagi e spese ingenti. Idem per il rame. Con la fibra invece anziché ampliare la rete, si può aumentarne la portata semplicemente intervenendo sulle centrali, più o meno gli equivalenti dei caselli. E poi la fibra non si ossida, non necessita di manutenzione e vanta tassi di guasto inferiori di due ordini di grandezza (1 a 60 per la precisione).

Insomma un investimento che dura nel tempo?

Decisamente sì, e anche il disagio che creerebbe per la popolazione è minore rispetto ad esempio a quello che gli utenti hanno avuto per la costruzione della rete del gas, che ha tubi molto più ingombranti ed è anche molto più pericolosa in caso di malfunzionamenti.

E i vantaggi che porta con sé avere la fibra in casa, in due parole?

Oltre alle nuove applicazioni possibili che influiscono sulla produttività delle imprese, sui servizi per il cittadino e sull'ambiente, direi che il vantaggio primario è la quantità d'uso, con qualità del servizio garantita. La rete in rame in molti casi è già satura, la Adsl non garantisce banda larga per tutte le utenze, il rame ha dei limiti fisici evidenti. Inoltre la fibra è la sola che garantisce connessioni a banda larga in entrambe le direzioni: download e upload sono veloci e simmetrici.

Quale ruolo dovrebbe avere Telecom Italia?

Innanzitutto deve separare la rete dai servizi commerciali, e la separazione è tale solo se la nuova società avrà un board indipendente. Perché questo avvenga deve poi esserci una contabilità regolatoria, che attribuisca un costo ai vari prodotti tale che investire nell'impresa sia conveniente. Si dovrebbe dare la garanzia a chi spende i soldi che per i prossimi dieci anni potrà affittare la rete a un prezzo stabilito e tale da rassicurare chi mette mano al portafogli.

Cosa può fare lo Stato e cosa i privati?

Lo Stato dovrebbe innanzitutto centralizzare la gestione della cosa, sottraendola al potere decisionale delle autonomie locali. Poi la politica deve creare le condizioni perché un consorzio di privati – gli operatori telefonici, con in testa l'ex monopolista, venture capital e qualsiasi azienda creda nel progetto - possa investire soldi senza troppi rischi di non rientrare.

Visti i vantaggi per il Paese perché non si fa un'infrastruttura simile?

C'è poca sensibilità politica, e poi gli operatori telefonici che hanno speso molto per affittare da Telecom l'ultimo miglio in rame verrebbero scavalcati da una Ngn in fibra e vedrebbero svanire i loro investimenti.

Cioè ad avversare la Ngn in fibra sarebbero Fastweb, Vodafone, Bt, Wind e gli altri?

Sono loro che hanno da perderci più di tutti. E le azioni di lobby esercitate sono sufficienti a impedire che un progetto di ampio respiro e allo stesso tempo di vitale importanza venga realizzato. D'altronde viviamo in un Paese in cui le imprese che sbagliano a investire non pagano mai i propri errori.

(Intervista originariamente pubblicata sulla rubrica chips&salsa del manifesto il 3 aprile 2008)

FACE2FACE Venerdì 04 aprile 2008 - 09:00 (710 giorni fa)

Gabriele De Palma

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Argomenti trattati: fibra ottica, internet2

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