L'Fbi ammette di aver spiato internet

E’ stato confermato l’ennesimo abuso, da parte del Federal Bureau of Investigation Usa, delle leggi anti terrorismo, nel nome delle quali si sta ignorando troppo spesso il diritto alla privacy dei cittadini americani.

Secondo il Presidente della Commissione Giustizia al Senato Usa, Patrick Leahy, "tutti vogliamo fermare il terrorismo, ma non sempre il fine giustifica i mezzi e occorre ricordarsi di un diritto fondamentale, quello alla privacy, che troppo spesso non viene tutelato a sufficienza". Questa volta infatti l'FBI ammette un'eccessiva disinvoltura nella propria condotta, confessando di aver avuto accesso, nel corso del 2006, a centinaia di registrazioni telefoniche, dati e caselle di posta elettronica "per errore", nonostante il permesso del giudice riguardasse solo un limitato numero di persone.

Il Direttore del Bureau, Robert Mueller, si difende chiamando in causa provider, banche e operatori telefonici - colpevoli di aver fornito più dati di quanto richiesto sui propri clienti - e giocando a un palleggio di responsabilità. Ma da tempo si vocifera che l'agenzia investigativa americana stia esagerando e pare che tra il 2003 e il 2005 si siano registrati molti, troppi casi, di abuso e di accesso non autorizzato. E anche per quanto riguarda le autorizzazioni rilasciate dal governo pare che quest'ultimo non vada troppo per il sottile, avendo richiesto informazioni riservate, attraverso le cosiddette National Security Letters, su un totale di oltre 9.200 persone.

Infine, secondo un rapporto presentato dal Dipartimento di Giustizia, l'Fbi invierebbe ogni anno una media di 30 mila NSL e sono state riscontrate più di mille violazioni nel 2005 all'interno delle 19 mila richieste formali da parte dell'agenzia americana finalizzate a ottenere 47 mila registrazioni. Il Patriot Act (acronimo per "Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism), approvato con urgenza dopo l'11 settembre, ha incoraggiato del resto questo atteggiamento poco attento alle regole della riservatezza.

Anche in mancanza di mandati giudiziari il Patriot Act obbliga i provider e le compagnie telefoniche a consegnare i dati personali degli utenti, senza neppure il dovere di informare gli interessati. Insomma, il rischio è che i federali perdano terreno in termini di reputazione e che i cittadini non si fidino più. "Il fattore credibilità dimostra che è assolutamente necessario un controllo esterno", ha dichiarato l'ex agente dell'FBI Michael German, ora consulente in tema di sicurezza per l'American Civil Liberties Union. German sottolinea anche che non è solo una questione di leggi. Le norme giuridiche ci sono e c'erano prima. E sono state ripetutamente violate.

German ha lasciato l'Fbi nel 2004, dopo aver denunciato pubblicamente la divisione dell'Fbi di Tampa, in Florida, per aver effettuato registrazioni illegali. Nel suo libro Thinking like a Terrorist - Insights of a Former FBI Undercover Agent ("Pensare come un terrorista - Riflessioni di un ex agente dell'FBI sotto copertura") parla delle famose lettere di sicurezza nazionale, definendole una minaccia per la libertà e la democrazia.

NOTIZIE Venerdì 07 marzo 2008 - 15:21 (736 giorni fa)

Emanuela Di Pasqua

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Argomenti trattati: privacy, sicurezza, libertà

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Commenti dei lettori

  • spia
    ne' parlano anche su www.spiare.com dello spionaggio di bush
    25/10/2008 - 19:19

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