Il sorpasso dell’http sul peer-to-peer

È il fenomeno soprannominato effetto YouTube: grazie ai siti di condivisione di video, il peer-to-peer perde percentuali di accesso. Gli utenti guardano i video in streaming, sempre meno propensi a scaricarli. Un cambiamento epocale è alle porte.

Trintignant e Gassman in una scena di "Il Sorpasso" di Dino RisiLa ricerca è statunitense, l'ha appena pubblicata una società (Ellacoya Networks) impegnata a fornire dati ai carrier telefonici e agli internet service provider alla ricerca dei nuovi trend di mercato per indirizzare le loro future offerte. E i risultati sono davvero sintomo di una svolta epocale, almeno da quando Napster, nei primi duemila, sconvolse la rete con lo scambio e il download di file in modalità peer-to-peer. Da quel momento infatti l'ascesa dei programmi come Kazaa, eMule, Napster e molti altri ha subito un'impennata senza fine. Dominando le classifiche delle applicazioni più scaricate, degli accessi più frequenti, dei dati più corposi da scambiare e scaricare. Almeno sino a oggi.

Innanzitutto i dati della ricerca: l'analisi racconta quali tipologie di siti gli utenti della banda larga statunitensi navighino e con quale percentuale rispetto al totale degli accessi. Analizzando i dati di navigazione di un milione di possessori di broadband, emerge che il 46 per cento di questi fruisce di video - ma anche di canzoni e di tutto ciò che è entertainment digitale - in versione http, direttamente in streaming, attraverso siti del calibro di YouTube. Mentre solo il 37 per cento del campione si rivolge ai sistemi peer-to-peer per i video. Andando a scendere, il 9 per cento si rivolge ai newsgroup, mentre percentuali molto basse (dall'1 al 3 per cento) appartengono alla categoria del video streaming in modalità non http, della visione attraverso i siti di giochi, o ancora con connessione VoIP. Commenta Fred Sammartino, vice presidente per il marketing di Ellacoya: «Le modalità di fruizione della rete da parte degli utenti stanno cambiando velocemente, passando dal browsing allo streaming in tempo reale. E siamo certi che già dal prossimo anno arriveranno nuove applicazioni ad aumentare questo trend».

Ma a far parlare di effetto YouTube è la suddivisione ulteriore del 46 per cento di accessi via http sul totale di accessi broadband. Col vecchio protocollo internet infatti si naviga in siti tradizionali composti solamente da immagini e testi nel 45 per cento dei casi. Alla percentuale restante spetta la navigazione in streaming video, e in piccola parte in streaming audio (un 5 per cento). E ancora più a fondo, la sola YouTube cattura il 20 per cento degli accessi via http in banda larga.

L'ammonizione che arriva dagli analisti di Ellacoya, ma anche da Ars Tecnica che ha offerto una chiave di lettura della notizia, è diretta in principal modo a chi è contro la neutralità della rete, il cui dibattito negli ultimi giorni è particolarmente intenso. Agli operatori e ai gruppi di pressione che promuovono l'idea di differenziare i bit, creando canali preferenziali per la distribuzione di alcuni contenuti e formati, questa ricerca ricorda che in verità il grosso delle navigazioni non riguarda i pacchetti di dati che i carrier stessi cercano in ogni modo di tutelare. E se a comandare sono video generati dagli utenti e p2p, forse non è poi così fondamentale proteggere le telefonate in VoIP, o la navigazione di siti web tradizionali.

NOTIZIE Mercoledì 20 giugno 2007 - 07:50 (1171 giorni fa)

Eva Perasso

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Argomenti trattati: p2p, network neutrality, banda larga, video online

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