Il cellulare di Google esiste, se non altro come prototipo. Tra i dubbi sulla sua utilità, un elemento è però chiaro: servirà a Google per aprirsi un varco tra telco, produttori e il nascente mercato del wireless, negli Stati Uniti e nel mondo.
Dunque il Google phone c'è, almeno in forma di diversi prototipi. Quelli del Wall Street Journal li hanno visti in un laboratorio di ricerca della stessa Google, a Boston. Non hanno le prestazioni grafico-tattili dell'iPhone di Apple, ma assomigliano semmai a uno dei vari smartphone in circolazione come Nokia (con tastierino che esce da sotto il monitor), Treo, Htc, Samsung. E non è detto nemmeno che vengano mai costruiti per davvero (in ogni caso le solite aziende del sud est, come LG Electronics, sarebbero ben pronte a scatenare le catene di produzione).
Oggi questi oggetti servono a Google per sperimentare sul duro hardware le possibili prestazioni che i servizi cellulari del futuro dovranno senza dubbio offrire, e nei quali la società californiana vuole giocare un ruolo centrale. Secondo il WSJ le servono anche nelle trattative, in corso da mesi, con gli operatori telefonici americani ed europei, come Verizon, Sprint Nextel, T-Mobile, Vodafone.
Proviamo dunque a costruire l'ipotetico scenario.
Chi abbia un cellulare capace di navigare sul web può già oggi, ovviamente, usufruire dei servizi di Google, come di ogni altro portale o sito. Tuttavia questo avviene ad alti costi di connessione, notevoli lentezze e con vere difficoltà visive, dato che pochissimi siti offrono una versione adatta ai piccoli schermi.
Con alcuni operatori Google ha già stretto degli accordi per inserire nei cellulari da loro raccomandati in maniera facile, i suoi servizi: motore di ricerca, posta GMail e Google Maps e i collegamenti a YouTube (controllato dalla stessa Google). Per esempio il Treo 750v, dove la ‘V' sta per Vodafone, offre la maschera di ricerca di Google già nella schermata iniziale del telefonino.
Ma tutto ciò è appena un inizio. Quelli di Google sognano molto di più. Il cellulare a cui pensano, e i cui prototipi hanno realizzato, deve avere queste prestazioni: (1) foto e video, com'è ormai ovvio, ma in questo caso ben predisposte per YouTube, appunto; (2) un rilevatore satellitare di posizione (Gps) incorporato perché grazie a esso il telefono sa in ogni istante dove è sul pianeta e il suo utente può consultare le mappe del luogo, a sua volta arricchite delle indicazioni di ristoranti, negozi, servizi; (3) il GPhone deve infine poter usare tutte le reti senza fili disponibili, sia quelle classiche tipo 3G o Umts, che quelle Wi-Fi e in futuro WiMax; (4) il software di navigazione deve essere adatto ai cellulari: le soluzioni migliori oggi sono offerte dalla norvegese Opera con il suo Opera Mini liberamente scaricabile sui propri cellulari, ma sembra proprio che Google abbia già realizzato il suo.
Il secondo e il terzo requisito sono ovviamente un terreno di conflitto-trattativa con gli operatori. Il quarto con le aziende di software. Se un ristorante è sulle mappe di Google, lette e consultate da un cliente di T-Mobile o di Sprint, come viene ripartito l'introito pubblicitario relativo? Sempre secondo il WSJ i dirigenti di Verizon hanno interrotto le trattative con Google proprio su questo punto, giudicando troppo esose le richieste. Il fenomeno è analogo a quanto si è già verificato in Italia tra le reti televisive e gli operatori cellulari: almeno per una fase, le prime hanno ottenuto contratti favolosi dalle Telecom per cedere i diritti di un po' di partite ed eventi, ma il mercato non ha premiato tali tariffe.
Il terzo punto, ovvero la predisposizione degli apparati mobili ad andare su qualsiasi rete, è ancora più critico perché gli operatori cellulari temono, non senza ragione, la caduta del loro traffico, una volta che siano disponibili molti hot spot Wi-Fi – cosa che in diverse città americane sta già avvenendo, e persino gratis.
Almeno in America un risultato parziale Google l'ha ottenuto, dato che nelle prossime gare per l'assegnazioni di frequenze, la commissione di controllo (Fcc), imporrà che i vincitori accettino sulle loro reti qualsiasi apparato, e non soltanto quelli da loro scelti. La notizia è di questi giorni.Nello stesso tempo, consapevole di essere vista come una minaccia, Google è pronta a investire in proprio anche nelle reti cellulari, destinando allo scopo 4,6 miliardi di dollari. La filosofia sottostante è che fidarsi dei partner è bene, ma controllare le infrastrutture vitali per il proprio business è ancor meglio. È la strada che sta seguendo da tempo nella rete internet, dove da anni ormai va creando dei "magazzini" di server decentrati (per esempio nell'Oregon e in North Carolina, là dove energia elettrica ce n'è tanta e costi poco) e affittando linee ad alta velocità per garantirsi una totale affidabilità e velocità dei collegamenti.
Tutto in sostanza ci dice che i giochi di mercato sono in pieno svolgimento. Dalla sua Google ha milioni di utenti affezionati, che non vedono l'ora di avere i suoi servizi anche sul cellulare, ma non ha la forza né la vocazione a trasformarsi in operatore tlc. Dunque deve trattare con quelli che già ci sono, così come ha fatto Apple con At&t e queste partnership si stanno rivelando assai spigolose.
INVECE Giovedì 02 agosto 2007 - 12:43 (958 giorni fa)
Argomenti trattati: Google, smartphone, wireless
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