Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha espresso la propria posizione contraria alla neutralità della rete e a qualsiasi regolamentazione dell'internet. Un brutto colpo che potrebbe favorire la rete a due velocità negli Usa.
Quando si parla di net neutrality, si formano necessariamente tre fazioni: i favorevoli, i contrari e gli astenuti che, quasi sempre, ignorano la questione oppure ne hanno solo sentito parlare. Ieri, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si è schierato contro la neutralità della rete, opponendosi a una qualsiasi regolamentazione dell'internet. La decisione finale resta nelle mani della Commissione Federale per le Comunicazioni (Fcc), ma questa posizione ufficiale è un duro colpo per la velocità del network.
Sebbene sia un problema fortemente americano, ha implicazioni mondiali e ripercussioni su ogni paese. Per neutralità della rete, infatti, si intende la possibilità da parte dei provider di offrire una banda a due velocità, riservando la parte preferenziale a alcuni contenuti e servizi, arbitrariamente selezionati. Ovviamente, la scelta si basa sul pagamento dei provider di rete, favorendo i servizi che pagano, rispetto a quelli che non lo fanno.
Tuttora le compagnie che operano sul web come Google o eBay, ma anche tutti i contenuti generati dagli utenti, viaggiano alla stessa velocità su una rete che viene definita "stupida" perché ignara dei bit che la attraversano. Le compagnie telefoniche vedono i grandi business nascere proprio sulle linee di telecomunicazione, senza poter guadagnare nulla al di là dell'abbonamento per l'accesso alla rete; creando una rete a due velocità, impongono ai servizi il pagamento di una quota per poter funzionare al meglio e discriminano i contenuti. Inoltre sempre più spesso, i fornitori di accesso sono anche fornitori di servizi e, grazie all'internet a due velocità, assumono un ruolo privilegiato nella rete.
Il movimento per la net neutrality nasce dalla necessità, negli Stati Uniti, di contrastare l'onnipotenza dei provider, chiedendo a gran voce una regolamentazione della rete, che attualmente non esiste. Sulla battaglia statunitense, fa il punto della situazione Cnet con l'elenco delle dieci ragioni che stanno determinando il fallimento della net neutrality. Ed è proprio il lato politico, che si incarna nel Dipartimento della Giustizia e nell'amministrazione Bush in generale, che più ostacola la proposta di una regolamentazione dell'internet.
La maggior parte dei politici è favorevole (o indifferente) alla rete a due velocità e, perciò, non vede alcuna minaccia in un futuro dominato dalle compagnie telefoniche; inoltre, anche chi è contrario a questa posizione, difficilmente mette in atto le teorie, come la democratica Nancy Pelosi che, ora in carica dopo un anno di proteste, non si è più resa utile alla causa. Oppure come Google che, dopo aver abbracciato la battaglia lo scorso anno, ha ridimensionato il suo pensiero da quando ha espresso l'intenzione di acquisire alcune frequenze wireless Usa.
Un altro duro colpo per la net neutrality è rappresentato dall'acquisizione di BellSouth da parte di At&t, che ha favorito un accrescimento del potere della compagnia telefonica che si ritrova a dominare il mercato e a influenzare tutta l'economia. Permettere ad At&t di realizzare una velocità preferenziale per i contenuti offerti dai servizi che contribuiscono nei confronti del provider, significa ribaltare l'attuale internet ponendo delle nuove regole non scritte all'accesso e impedendo agli abbonati di scegliere liberamente.
Se At&t volesse entrare in competizione con un servizio come GTalk, per esempio, gli utenti di Google potrebbero trovare rallentamenti e problemi nell'uso dell'applicazione, affinché si favorisca la transizione sulla nuova, ipotetica, piattaforma. Uno scenario che pare delinearsi all'orizzonte, sfumando ogni speranza per la sopravvivenza di una rete uguale a quella che oggi stiamo vivendo.
NOTIZIE Venerdì 07 settembre 2007 - 12:36 (918 giorni fa)
Argomenti trattati: network neutrality, Fcc
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