Il G8 dichiara guerra ai pirati

All'incontro degli otto grandi di scena in Giappone la prossima settimana si discuterà anche di lotta alla pirateria. Le proposte, che mirano a coinvolgere gli Isp nella partita e a inasprire le pene, sono contenute in un trattato denominato Acta.

Denis Olivennes, l'ispiratore della legge antipirateria francese

In agenda non c'è. Almeno esplicitamente. Ma dietro le formule di rito, buone per le dichiarazioni pubbliche, quella che si sta preparando al prossimo G8, di scena in Giappone dal 7 al 9 luglio, è una vera e propria campagna internazionale contro la pirateria, un piano globale che potrebbe avere conseguenze spiacevoli per chi usa la rete per condividere risorse.
A denunciare lo scenario è l'autorevole New Scientist (ripreso da CustomPc) che racconta come il giro di vite repressivo si nasconda tra le pieghe dell'Anti-Counterfeiting Trade Agreement (Acta), un trattato internazionale contro la contraffazione proposto per la prima volta nel 2007 e la cui stesura procede speditamente.
Se approvato, il trattato - che coinvolge Stati Uniti, Commissione europea, Svizzera, Australia e Giappone – cambierà il modo in cui la legge tratta i "pirati". E non in meglio: "chiunque offra materiale protetto da copyright su internet o lo scarica – spiega il periodico scientifico - può essere considerato un criminale e disconnesso forzatamente dalla rete"

Secondo quanto emerge da una versione dell'Acta pubblicata su WikiLeaks, sito che raccoglie documenti riservati e confidenziali, il trattato propone infatti "sanzioni criminali (oltre a quelle civili o, dove applicabili, amministrative)" anche per "violazioni volontarie significative della proprietà intellettuale senza scopi di lucro" ma che "colpiscono il possessore dei diritti". E, in caso ci siano dubbi sul tipo di attività a cui si fa riferimento, il documento specifica che si tratta di "pirateria via internet". Il tasso globale di repressione nei confronti delle violazioni della proprietà intellettuale aumenta quando si chiede che l'azione giudiziaria possa partire anche "senza la denuncia da parte dei titolari dei diritti".

Per quanto riguarda la "distribuzione via internet e l'information technology" in generale, la bozza dell'Acta propone di spostare gli oneri dagli internet provider ai singoli utenti. Si chiede infatti un "regime legale"che "protegga gli internet provider dalla possibilità di essere denunciati in modo da incoraggiarli alla cooperazione con i detentori dei diritti". E, nel caso il ragionamento non fosse ancora chiaro, l'Acta propone "procedure che consentano ai detentori dei diritti che abbiano notifica di una violazione di ottenere in modo spedito le informazioni che permettano di identificare il sospettato".

Nel complesso il trattato si muove nella direzione auspicata da tempo dai signori dell'industria dell'intrattenimento: maggiori pene per i trasgressori, più ampia discrezionalità nell'azione giudiziaria e, soprattutto, attivo coinvolgimento degli internet provider, fin qui restii a prendere parte attiva nella lotta.

Mosse in tal senso sono già state fatte in Francia, dove il disegno di legge Hadopi è stato presentato dal governo, Giappone e Gran Bretagna. Pur nelle diverse modalità i provvedimenti segnano l'inizio di una terza fase nella lotta alla pirateria. Dopo il fallimentare tentativo di sconfiggere il p2p tout court, quello di spaventare gli utenti con denunce individuali, ora si punta a coinvolgere i proprietari delle reti. E questa volta, si tenta di farlo al più alto livello.

NOTIZIE Venerdì 04 luglio 2008 - 13:31 (622 giorni fa)

Raffaele Mastrolonardo

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Argomenti trattati: pirateria

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