Nonostante le crociate ufficiali, i colossi dell'intrattenimento ricorrono sempre più frequentemente alle statistiche sui download dai servizi p2p. Per intercettare trend emergenti o pianificare campagne di marketing più mirate.
Da una parte gli utenti dei sistemi di file-sharing sono inseguiti, denunciati, minacciati di espulsione dalla rete. Dall'altra vengono spiati e analizzati nei minimi dettagli. Dopo anni di crociate ufficiali contro la pirateria online, le major dell'intrattenimento hanno iniziato (ancora in via ufficiosa) ad utilizzare a loro vantaggio i dati dei servizi di peer-to-peer. Come? Ricorrendo in maniera sempre più diffusa ai servizi di monitoraggio offerti da istituti come Big Champagne, che già nei primi anni del 2000 aveva intuito il potenziale di trend-setting del download illegale (si veda questo articolo di Wired).
Ora Big Champagne offre strumenti di monitoraggio a 360 gradi (non solo la musica, ma da questo mese anche i video piratati), con tanto di mappe geografiche che indicano le zone in cui si scarica più frequentemente una traccia o un programma televisivo. Il tutto permette agli uffici marketing delle major di pianificare meglio l'uscita di un singolo in un nuovo paese (rivelando, ad esempio, quanto un cantante è popolare) o di contrattare meglio sul prezzo della pubblicità in caso dei programmi tv.
Ma le potenzialità di sfruttamento dei dati del file-sharing sono davvero infinite: se emerge un picco di download di un mp3 in una determinata zona, le major possono spingere per aumentare i passaggi alle radio locali e così sedurre anche utenti che acquistano legalmente la musica. O ancora, sempre incrociando i dati territoriali, si può organizzare molto meglio i tour delle band.
"Non ha senso continuare a nascondere la testa sotto la sabbia" ha spiegato all'Economist Ken Bunt, capo del marketing dell'etichetta della Disney Hollywood Records. Soprattutto da quando, grazie ai dati forniti da Big Champagne, si riesce a risalire ad informazioni prima non disponibili. Bunt fa l'esempio della grande popolarità di cui gode in Italia (soprattutto sui circuiti p2p) un cantante come Jesse McCartney. Grazie a questo dato la casa discografica può decidere di pianificare un tour che magari ripaga di tutte le perdite causate dal file-sharing.
In fondo si tratta di una timida attuazione di quel modello economico del Free che secondo Chris Anderson rappresenta la prossima frontiera del marketing online: contenuti offerti gratuitamente e servizi premium pagati a caro prezzo.
“E' più facile per i nostri software competere con Linux quando c'è la pirateria, rispetto a quando non c'è .„
Che la pirateria non sia sempre il male peggiore per le grandi corporation è cosa risaputa. E non solo nell'industria dell'intrattenimento, ma anche in quella informatica. Microsoft, ad esempio, è da sempre attiva sul fronte della lotta ai Windows craccati, ma spesso decidere di lasciar correre e chiude un occhio. In fondo è meglio un utente Windows in più (a cui magari rivendere un servizio premium in futuro) che un nuovo utente Linux.
NOTIZIE Lunedì 21 luglio 2008 - 12:25 (602 giorni fa)
Argomenti trattati: pirateria, copyright, p2p
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