Il colosso giapponese cambia nome a Grouper, sito di condivisione video acquistato un anno fa. E muta anche il modello di business. Non più contenuti prodotti da utenti qualsiasi, ma caccia ai giovani talenti, attraverso finanziamenti ai produttori e concorsi. Obiettivo: differenziarsi da YouTube.
"Per quello che ci riguarda i contenuti generati dagli utenti sono morti. Siamo fuori da questo business". Con questa parole Josh Felter, co-fondatore e co-presidente di Grouper, sito di condivisione di video acquistato da Sony per 65 milioni di dollari un anno fa, ha commentato il passaggio a una ulteriore fase di vita della sua creatura. Nuovo nome, Crackle, e soprattutto nuovo modello di business. Non più la raccolta di video amatoriali da qualsiasi parte provengano con l'obiettivo di creare una community intorno all'immagine in movimento in rete, ma ricerca metodica di nuovi talenti. Anche attraverso finanziamenti mirati a produttori che vogliano investire in aspiranti cineasti.
Elemento importante nel nuovo corso di Crackle saranno i concorsi, 4 quelli in cantiere. I quali, per differenziarsi dalla ridda di analoghe iniziative già attive sul web, punteranno a offrire premi che "non si possono comprare". Un esempio? Incontri con top manager Sony per dare a giovanti talenti l'opportunità di spiegare meglio le proprie idee e confrontarsi con un approccio professionale ai differenti generi. Il resto dipenderà dalla qualità dell'offerta, presentata in 12 canali, che Sony spera di attirare offrendo ai produttori cifre che vanno – secondo il New York Times – da qualche migliaio a 10 mila dollari.
La via intrapresa da Sony con Crackle, per quanto con alcune sue caratteristiche originali, segue in parte il solco tracciato da tempo da siti come Revver, Metacafe, Heavy.com, che offrono compensi per i video proposti dagli utenti. Di YouTube, sembra recitare la morale di questa storia, ce n'è uno solo."Abbiamo capito che i video creati dagli utenti sono una cosa che tutti vogliono guardare ma non sono un grande business. Fare soldi è troppo difficile", ha detto Felser a paidContent.org, magazine specializzato nel seguire l'evoluzione dei media online.
Lo stesso YouTube, d'altronde, deve buona parte del proprio successo al fatto di presentare contenuti di qualità tratti (più o meno legalmente) da produzioni mainstream. Una strada, quella della qualità, rafforzata ultimamente da accordi con reti televisive e produttori di intrattenimento video e dalla decisione di cndividere le entrare con gli utenti più celebri e cliccati. Insomma, anche il tragitto di YouTube racconta di come il mondo dei contenuti generati dagli utenti, dopo l'entusiasmo iniziale, stia cerando nuove, e talvolta faticose, vie verso la maturità.NOTIZIE Lunedì 16 luglio 2007 - 11:45 (974 giorni fa)
Argomenti trattati: video online, user generated content
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