Una ricerca Comscore rivela i primi dati sulla distribuzione online dell'ultimo album dei Radiohead: questi ultimi a quanto pare non stanno guadagnando molto dall'operazione. Il 62% degli utenti infatti ha preso la musica ed è scappato senza pagare. Ma è presto per parlare di fallimento.
Il sogno della musica indipendente, digitale, libera e poco costosa si sta trasformando in numeri: arrivano infatti i primi dati sul comportamento degli utenti che dal 10 ottobre a oggi stanno acquistando la musica dei Radiohead, scaricabile dal sito apposito con offerta libera variabile fra il nulla e i 100 dollari.
Proprio ieri grazie a una ricerca firmata ComScore si è saputo che il 62 per cento di quanti hanno preso possesso dell'album hanno lasciato il sito senza aprire il portafogli. Anche del rimanente 38 per cento si conosce il comportamento: il 17 per cento dei fan ha versato da un penny a 4 dollari, il 12 invece ha scelto di premiare l'iniziativa con una cifra che varia dagli 8 ai 12 dollari. Solo il 6 per cento ha donato fra i 4 e gli 8 dollari e infine il 4 per cento ha optato per la generosità pagando l'album In Rainbows fra i 12 e i 20 dollari.
Sembra a prima vista uno scenario scoraggiante: la maggior parte degli utenti acquisisce e scappa, questo è vero. Tuttavia, poiché resta ancora alta la cifra di persone che sceglie nonostante tutto la via illegale, forse questo comportamento è il male minore. Con ogni probabilità infatti è quel 38 per cento di persone che ha pagato a rappresentare una novità inaspettata: si tratta almeno in parte di utenti strappati ai circuiti peer to peer.
62% - $ 0.00
17% - $ 0.01/4.00
6% - $ 4.01/8.00
12% - $ 8.01/12.00
4% - $ 12.01/20.00
Ma per tirare le somme c'è bisogno di altro tempo. E, in ogni caso, i Radiohead non possono essere un buon esempio per testare questo nuovo tipo di distribuzione. Sono infatti molto famosi e amati e possono permettersi di avventurarsi in un esperimento rischioso. Tuttavia, nonostante le incertezze, l'iniziativa sta riscuotendo approvazione anche da altri artisti che a loro si stanno ispirando, per esempio il rapper Saul Williams che ha deciso di mettere online il suo ultimo album, sempre a offerta libera. Non bisogna, insomma, dimenticare il valore simbolico dell'iniziativa.
Senza dimenticare che qualche giorno fa la band inglese ha appena firmato un accordo con un'etichetta discografica indipendente (XL Recordings): tradimento dei fan? Ripensamento strategico? Forse resta ancora difficile abbandonare del tutto la via del supporto fisico. L'iniziativa della band potrebbe essere semplicemente una buona mediazione fra chi ama il digitale e chi si diletta ad avere fra le mani il proprio album con una bella copertina magari da esporre nella propria collezione in soggiorno. Del resto, come in molti sostengono da tempo, la distribuzione online può anche essere vista come un incentivo per l'acquisto del prodotto nei negozi.
NOTIZIE Martedì 06 novembre 2007 - 12:16 (858 giorni fa)
Argomenti trattati: musica, p2p
Pagina 1 di 1





La capitale del Kansas cambierà nome per un mese intero, per convincere Mountain View a sceglierla...
E' la rivoluzione money-sharing di «Buxter», un'applicazione di Facebook che permette la...
Un anonimo usa Internet e tv per rivelare dati riservati su alcune banche accusate di fare soldi...
I curricula dei dirigenti non sono accessibili da Google, Yahoo e gli altri motori di ricerca. La...
Secondo una ricerca del Pew Research Center, negli Stati Uniti si è verificato lo storico sorpasso...
Dopo la bufala dello scorso autunno, il "vero" Dalai Lama ha aperto un account ufficiale su...