Quarterlife: dalla tv al web, e ritorno

La serie Quarterlife – nata da produttori televisivi e trasmessa con successo su MySpace a novembre – ha debuttato in tv sul network Nbc. A sorpresa è stata un fallimento totale.

Una dei protagonisti di QuarterlifeNasceva per Abc dalla mente dei produttori hollywoodiani Marshall Herskovitz ed Ed Zwick (gli stessi dell'Ultimo samurai), veniva rifiutato e quindi accolto dal web e per questo ripensato, grazie all'aiuto di MySpace. Parliamo di Quarterlife, una serie a puntate di 8 minuti che racconta la vita di sei giovani alle prese con i loro sogni di vita. La serie, dopo il successo via web, è approdata in televisione, su Nbc, ma lì la sua sorte è stata ben diversa: un flop inaspettato.

I dati sono della società di ricerca Nielsen: negli ultimi 20 anni di televisione targata Nbc mai si era avuto un caso di pubblico così scarso, con un rating dell'1,3 per cento. Gli episodi sono stati rimaneggiati per il medium televisivo subendo una dilatazione e diventando di 36 minuti. Sostanzialmente la storia e il target – giovani e giovanissimi – sono rimasti i medesimi. Le aspettative non erano altissime in quanto i produttori erano consapevoli di avviare un esperimento. Tuttavia il risultato è stato peggiore delle pur caute previsioni.

Quarterlife era stata una sfida: portare sul web spettatori e produttori stufi dello strapotere dei grandi network televisivi per avere più libertà di espressione ma anche per esplorare un nuovo medium, quello della rete, già provvisto di pubblico da nutrire e accrescere. Ed era stato un successo basato solo sulle entrate pubblicitarie. L'obiettivo era di incoraggiare un nuovo trend che rendesse giustizia al successo del video via internet e che sfidasse il sistema chiuso e inoppugnabile delle televisioni. Il messaggio era che dei grandi network si poteva anche fare a meno.

E Quarterlife non era nemmeno il primo esperimento nel suo genere: la scorsa estate il programma LonelyGirl15, nato prima sul web, era diventato un piccolo fenomeno di cultura pop. E altri avevano seguito la corrente come Prom Queen - voluto dall'ex presidente di Disney Michael Eisner - una serie di 80 mini-episodi che ha avuto un buon successo fra i navigatori.

Alla nascita della serie (11 novembre), Herskovitz e Zwick dichiaravano che la grande rete poteva davvero essere l'occasione di creare un modo diverso di raccontare storie, sia perché offre una libertà (sui tempi di visione per esempio) che gli spettatori della televisione non hanno, sia perché è un grande agente di democrazia. I due produttori qui alludevano anche alla polemica sulla perdita di indipendenza da parte degli autori, messi sempre più alle strette dai maggiori canali, che chiedono la proprietà dei programmi che passano attraverso di loro.

Era stata una sfida dunque, e ben riuscita. Ma pare chiaro che gli spettatori della televisione e dell'internet non sono gli stessi e non si aspettano né amano le stesse cose. Un monito quindi a non mescolare superficialmente Rete e Tv.

NOTIZIE Lunedì 03 marzo 2008 - 12:43 (745 giorni fa)

Serena Patierno

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