Cooperazione, micro-solidarietà, organizzazione in network, lotta al digital divide fanno rotta sul web. L'internet di prima e seconda generazione danno il buon esempio per un passaggio di consegne, quello tra Sviluppo 1.0 e Sviluppo 2.0.
Il web 2.0 può portare a un cambiamento di paradigma nelle politiche di cooperazione? Sviluppo 1.0 era il modello rappresentato da Onu, Banca Mondiale e gran parte delle organizzazioni non governative, specialmente le più grandi, dette anche Bingo (Big Ngo). ma anche in questo caso, utilizzando la metafora numerica dei programmatori informatici, il versioning fatto di rilasci successivi scanditi dai numeri decimali, forse stiamo assistendo al suo superamento?
A osservare il fermento che si respira in rete, verrebbe da rispondere di sì: è in atto una transizione verso un nuovo modello di sviluppo, qualcuno già lo chiama Development 2.0. Gli indizi di una svolta arrivano ormai da più fronti, e soprattutto da piccole, coraggiose start-up come Kiva, GlobalGiving, Change: iniziative che hanno fatto tesoro delle tecnologie emergenti nell'internet sociale e stanno applicandole nel campo no-profit.
Come sottolinea Howard Rheingold in "Technologies of cooperation" (paper disponibile qui in pdf), il punto di rottura è rappresentato proprio dalla facilità di organizzazione in network e dai cambiamenti che ciò comporta a livello di processi interni, condivisione di saperi, produzione tra pari.
Il risultato, già percepibile nelle migliori esperienze maturate online, è un'alterazione radicale dei rapporti comunicativi e dei processi organizzativi, a più livelli: fund raising, servizi per i membri, arruolamento di volontari, sostenibilità economica, capacità di coinvolgimento. Tutto ciò mentre gran parte degli attori tradizionali - a cominciare dalla criticatissima Banca Mondiale, ma il discorso vale anche per molte Ong - stanno vivendo una fase di declino e sfiducia generalizzata per efficacia d'intervento e capacità di mobilitazione.
«Forse è troppo presto per dire se stiamo realmente assistendo al nascere di un nuovo paradigma di sviluppo - spiegano Giulio Quaggiotto e Pierre Wielezynski in un articolo pubblicato su FreePint - Piuttosto, ci troviamo in una fase di transizione in cui le Ong e le istituzioni tradizionali iniziano a provare le acque del web 2.0, mentre, su un fronte più innovativo, emergono start-up il cui modello di business è basato interamente sulle opportunità del web 2.0». E proprio dalle avanguardie più creative della rete, aggiungono i due autori, arrivano alcune indicazioni preziose su un altro sviluppo possibile: la coda lunga delle donazioni, come modello di business; mash-up e database aperti, per la condivisione di dati e buone pratiche; software sociali per movimentare l'attivismo politico. Senza tralasciare le altrettanto promettenti frontiere del mobile computing.
La coda lunga delle donazioni
Dimenticate pure le lettere (spesso per niente spontanee) ricevute dal bambino adottato a distanza o i bollettini postali dalla causale quanto mai generica ("un pozzo in Sudan"). Dal web 2.0 può arrivare una lezione di trasparenza e fiducia senza precedenti, in quanto a feedback sull'utilizzo dei fondi.
I nuovi servizi di finanziamenti online permettono un monitoraggio puntuale dei progetti sostenuti, con l'accesso a informazioni aggiornate sullo stato di avanzamento, documentazione fotografica e video, possibilità di interazione diretta con i beneficiari.
ZOOM Mercoledì 01 agosto 2007 - 16:30 (923 giorni fa)
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