La disintermediazione si sta poi spostando anche a monte del processo, con strumenti che consentono di personalizzare le donazioni, finanziando la causa più aderente ai propri interessi, anche se di nicchia. Ma c'è di più: il vero punto di rottura con le pratiche tradizionali è ormai rappresentato dai sistemi di microcredito online. A fare scuola è stata Kiva.org (si veda questo articolo di Franco Carlini), presto seguita a ruota da tutta una schiera di servizi-cloni.
Il meccanismo si sta rivelando efficace al di là di ogni più rosea previsione: pensate a una eBay solidale, dove invece di acquistare beni di consumo, si prestano piccole quote di denaro a un contadino vietnamita che ha bisogno di nuovi attrezzi o a una donna del Senegal che vuole avviare una panetteria. Anche qui, la rete permette massima trasparenza sull'utilizzo dei fondi e il consolidamento di legami più umani tra i contraenti. E, per chi proprio non si fida, basti il dato che il 99 per cento dei prestiti vengono sempre restituiti.
Ottimo anche GlobalGiving: il meccanismo è lo stesso di Kiva, ma il focus è su progetti a più ampio raggio. Tra i tanti cloni (Changing The Present, Reality Charity, Network for Good), segnaliamo Real Charity e Modest Needs, servizi "preventivi" per la povertà della porta accanto: ospita le richieste di denaro di persone sull'orlo dell'indigenza. First Giving ed Entango possono tornare utile ad associazioni e ong intenzionate a raccogliere fondi secondo le logiche della rete.
Ma molte strade della coda lunga restano ancora da esplorare: si vedano le donazioni indirette attraverso i motori di ricerca solidali (GoodSearch e Ripple che cedono parte dei ricavi generati dalle query) e i guadagni delle microinserzioni devoluti (come fa Fred Wilson con i proventi del suo popolare blog; o Socially Given che tenta di piegare il social bookmarking a scopi di beneficenza; la campagna di Msn Messenger "I'm making a difference").
La svolta mobile
Certo, sul versante delle donazioni (ma anche della più semplice circolazione di informazioni) restano pur sempre problemi di natura infrastrutturale e logistica. Come raggiungere senza intermediazione il contadino che richiede un prestito online e così rendere più efficace l'intero processo?
Più che pensare di risolvere il digital divide con le tanto annunciate (ma sempre insufficienti) cablature o antenne WiMax, è molto più realistico puntare invece sulla diffusione esplosiva dei dispositivi mobili nei paesi in via di sviluppo. In Kenya, tanto per fare un esempio, si contano 400 sportelli bancari, 600 bancomat e dieci milioni di cellulari. Numeri questi che danno da riflettere alle stesse multinazionali delle telecomunicazioni.
"Il potenziale di cambiamento delle transazioni finanziarie mobili" è il titolo di un report (disponibile qui in pdf) finanziato da Nokia Siemens Network e Vodafone in cui vengono messi in luce i benefici derivanti dall'adozione di sistemi più flessibili come le transazioni via telefonino.
ZOOM Mercoledì 01 agosto 2007 - 16:30 (1129 giorni fa) Pagina 2 di 4
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