Ora e sempre giornalismo

Non è solo merce, l’informazione. Propone idee, dà una griglia di lettura del mondo. E l’informazione in rete costringe gli old media a modificarsi, divenendo un propizio correttivo alla loro deriva. VisionPost è qui anche per questo.

Sono una cosa strana i giornali, che siano di carta o di web - come questo che leggete. Strana perché a differenza di altri prodotti di massa presenti sul mercato, influenzano il comportamento dei consumatori. Propongono infatti (e vendono) idee. Anche le notizie del resto non sono neutre, dato che vengono scelte dagli autori delle pagine tra le molte disponibili, e dunque suggeriscono, pur se in buona fede, una griglia di lettura del mondo. E' questa particolarità che rende il mercato dell'informazione diverso da tutti gli altri consumi. Come ha scritto di recente il filosofo Jurgen Habermas «questa merce mette alla prova le preferenze dei fruitori e al tempo stesso le trasforma».

Nello stesso tempo i giornali devono vivere, cioè almeno pagarsi le spese, che sono ingenti. Le idee infatti, per essere raccolte, lavorate e proposte, hanno bisogno di persone umane, dotate almeno di media intelligenza, cultura e capacità di narrare, facendosi capire. E queste persone devono poter campare almeno dignitosamente (diversamente da come la federazione nazionale degli editori vorrebbe, usando precari a più non posso). Se poi si vuole usare competenze specialistiche, queste costeranno ancora di più, come mercato comanda. Da qui il peso della pubblicità – che sovente condiziona i contenuti – oppure il caso dei molti giornali, specialmente italiani, che non vengono fatti per guadagnare, ma quasi esclusivamente per pesare nella formazione dell'agenda dell'opinione pubblica.

Entrambi questi fenomeni sviliscono il ruolo civico storicamente svolto dai quotidiani: "sfera pubblica" dove le opinioni possano incontrarsi e se del caso scontrarsi; ruolo di osservatori critici dei poteri. Prima che il dilagare delle attività di rete, è questa la prima minaccia che viene al giornalismo, per come lo abbiamo finora conosciuto. Se perdono copie e lettori, (ma contemporaneamente guadagnando in pubblicità), questo avviene a prescindere dal mondo dei bit, ma per stravolgimento tollerato o voluto di quel ruolo da parte degli editori.

Le attività di rete, semmai, appaiono oggi come un propizio correttivo a questa deriva insopportabile, per i motivi cento volte enunciati: perché agili, multiculturali, fonte di diversità. Perché spesso volontarie e ispirate a dialogo e condivisione. La pressione, anche quando confusa, che blog, wiki, siti, conversazioni digitali vanno esercitando, comincia a farsi sentire come un vero fattore concorrenziale. Non sostituirà gli old media, ma già li costringe a modificarsi. Siamo qui anche per questo. (*)

(*) Ovvero, per raccontare ogni giorno le forme di vita, cultura e business della società digitale, scientifica e tecnologica. Sono stati necessari 4 mesi di discussioni intense fin nei dettagli per progettare il transito dalla precedente rivista di carta, Monthly Vision, interrotta a gennaio, a questa nuova testata. In continuità anche nel nome (Vision) ma anche in diversità (Post come i post, ma anche, presuntuosamente, come vecchie e importanti testate). I bit qui proposti sono apparentemente più leggeri, ma speriamo più allettanti per flusso costante e densità di conoscenza.

INVECE Martedì 29 maggio 2007 - 15:39 (1193 giorni fa)

Franco Carlini

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Argomenti trattati: editoria, carta stampata, giornalismo

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