Non chiamatela pirateria, ma criminalità audiovisiva

Con un lungo Focus pubblicato oggi, il Corriere della Sera fa da megafono alla nuova crociata di major e governo contro i "ladri online". Il tutto senza nessun contraddittorio e accenno critico ai comportamenti dell'industria dell'intrattenimento.

Festival del FilmSembra proprio che i festival del cinema siano diventati la nuova ribalta del movimento anti-pirateria italiano. Dopo il recente convegno veneziano, per il festival di Roma si è deciso di replicare con un'intera sessione degli "Stati Generali del Cinema" dedicata al tema (l'appuntamento è per Mercoledì 30 ottobre). Il titolo dell'iniziativa questa volta è ancora più esplicito: "Pirateria e criminalità audiovisiva: quando la copia danneggia il mercato".

Se a Venezia è stato il quotidiano La Repubblica a dare ampio risalto all'evento, questa volta è invece il Corriere della Sera a pubblicare due paginate in cui vengono snocciolati in anteprima i dati sul fenomeno in Italia, con tanto di "profilo del pirata" e i numeri sulle conseguenze della "società pirata" nel mercato cinematografico italiano.

Un Focus incorniciato da un'infografica di dubbio gusto (l'uncino di un pirata che arpiona un dvd, un mouse e un iPod) e con titoli e occhielli ("Le trappole della rete"; "Pirata di film uno su quattro"; "Ora il coraggio di pretendere tolleranza zero"; "La cultura non è gratis") che fanno già intuire i toni dell'iniziativa.

A cominciare dall'intervento di Gian Luigi Rondi (il nuovo direttore del Festival del Film di Roma) che lancia due proposte, per così dire, "propositive". La prima è un'innovazione terminologica ("non più pirateria, ma criminalità audiovisiva"), l'altra più pragmatica: "Tolleranza zero nei confronti delle violazioni che possono riscontrarsi attraverso Internet".

E fin qui niente di strano: liberissimo Rondi di esprimere la propria opinione sul più importante quotidiano italiano. Quello che semmai soprende di più è il lungo articolo di apertura a firma di Valerio Cappelli. Un pezzo approfondito e ricco di interventi, eppure con alcune gravi dimenticanze, come ha subito notato Massimo Mantellini: "In un simile diluvio di parole non c'è una sola riga che esprima pareri e punti di vista difformi da quelli dell'industria".

L'incipit è di quelli fulminanti: la drammatica testimonianza di Carlo Verdone che confessa di aver scoperto solo di recente di essere vittima della pirateria: "Sono andato a vedere e c'era tutta la mia vita professionale. Gratis. E illegalmente. Oltre al diritto d'autore, si colpisce un'industria che rischia di lasciare per strada migliaia di lavoratori. E noi lavoreremo solo per la tv. È terribile, è la solitudine e l'impotenza dello spettatore di fronte a un mezzo bello e potente come strumento di conoscenza, ma distruttivo, come il computer".

Tra una dichiarazione e l'altra dei soliti Sandro Bondi (promotore di un Tavolo di lavoro sul tema), del presidente dell'Anica e dei rappresentanti della "Federazione contro la pirateria audiovisiva", l'autore si preoccupa di inserire anche le proprie considerazioni sul fenomeno. Opinioni che, guarda caso, sono sempre in linea con quelle dell'industria dell'intrattenimento italiano. Il tutto senza alcun contraddittorio: non è stato interpellato neppure un rappresentante degli Internet Service Provider (che pure sono apertamenti criticati nell'articolo per non voler "collaborare" con le major)

Ecco cosa scrive Cappelli:
- Condanna del fenomeno, senza alcuna attenuante
"Quando si parla di pirateria audiovisiva, prevale un senso di impotenza e di sconforto. (...) C'è una percezione confusa dell'illegalità, come se l'accesso e lo scaricamento fossero del tutto normali"

- La soluzione? Quella francese, ovviamente (notoriamente molto gradita alla FIMI, nonostante sia stata respinta di recente dal Parlamento Europeo perché ritenuta poco garantista per l'utente)
"Il paese da prendere a modello è la Francia, lì si sono fatti per la prima volta passi in avanti in modo concreto. Nel gennaio 2009 a Parigi entrerà in vigore il disegno di legge che mira a contrastare la pirateria con due ammonimenti a chi scarica illegalmente: al terzo avviso gli verrà sospesa la connessione Internet fino a un anno".

- Dichiarare guerra
"L'obiettivo è quello di dichiarare guerra all'anarchia sul web. La normativa italiana è considerata tra le migliori, ma risulta inefficace a causa degli scarsi controlli e dell'assenza di un'intesa con gli intermediari".

Un endorsement in piena regola, che insinua subito un dubbio nel lettore: il quotidiano di via Solferino si sta apertamente schierando per la tolleranza zero nei confronti della pirateria online?

INVECE Lunedì 27 ottobre 2008 - 14:33 (676 giorni fa)

Nicola Bruno

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Argomenti trattati: pirateria, copyright, legislazioni

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