Secondo gli ultimi dati della World Association of Newspapers, i quotidiani continuano a resistere all'assalto del web. In realtà, a far da traino per questo improvviso boom della carta, sono i mercati emergenti di India e Cina. La situazione è ben diversa in Europa e negli Stati Uniti.
Contrordine, compagni: il futuro del giornalismo è fatto di carta e inchiostro. Lasciate perdere i bit dei profeti digitali: abbiamo un pubblico di lettori fedeli e stabili che ci faranno resistere alla tempesta dei media online sempre più frammentari. Tenetevi pure la coda lunga, noi continueremo a stare sulla testa grande dell'informazione.
Questo in sintesi il discorso che l'editore irlandese Gavin O'Reilly ha tenuto all'ultimo World Newspapers Congress di Gotenborg (associazione di cui è stato eletto presidente). Tra le migliaia di persone in sala, più di uno è rimasto giustamente basito.
Non tanto per gli incoraggianti (ma anche controversi) dati sulla diffusione dei quotidiani nel mondo, quanto per il riproporsi di uno schema (carta vs. web) che in molti pensavano fosse ormai superato. O quanto meno da lasciarsi alle spalle nel segno di un'integrazione sempre più stretta tra i due media. Cosa che di fatto stanno facendo un po' tutte le grandi testate online, a cominciare dal giurassico Wall Street Journal, per arrivare ai quotidiani ultralocali che stanno trovando nelle edizioni online nuove valvole di sopravvivenza.
Certo, a guardare i dati della World Association of Newspapers la situazione non sembra essere così tragica come troppo spesso viene dipinta. In media, nell'ultimo anno il numero di copie stampate nel mondo è continuato a crescere. Un +2,57% trainato dai mercati emergenti di India, Cina e Russia, dove negli ultimi anni c'è stato un vero e proprio boom dei quotidiani, con nuove testate che aprono e una diffusione sempre più pervasiva. Se ai giornali a pagamento si aggiungono anche i free-press, la crescita diventa ancora più consistente: +3,65%, con una circolazione media di 573 milioni di copie al giorno nel mondo.
Seppur galvanizzati da questi dati e dal discorso di O'Reilly, molti editori occidentali oggi torneranno nei loro uffici e si troveranno di fronte a una situazione del tutto diversa. O quanto meno in controtendenza rispetto a quella di India e Cina, come dimostrano i dati di Follow The Media. Negli Stati Uniti molte redazioni stanno chiudendo i battenti e sempre meno giornali vengono lanciati (-0,56% di nuovi titoli nell'ultimo anno). In Europa, il lento declino dei giornali a pagamento è ormai un fenomeno incontrovertibile: la loro diffusione è scesa del 2,37% nel 2007 e di circa il 6% rispetto al 2003. Sopravvivono ancora i free press (+2%), ma fino a quando? Tra pochi anni le news su cellulari e smartphone conquisteranno sempre più utenti in mobilità (il grosso degli attuali lettori di free-press). Più che riproporre contrapposizioni ormai inutili, forse O'Reilly farebbe meglio a guardare un po' più in là della carta e dell'inchiostro.
INVECE Giovedì 05 giugno 2008 - 13:33 (648 giorni fa)
Argomenti trattati: giornalismo, editoria
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