Uno studio mette a confronto le news dei media tradizionali e dei siti di informazione dal basso. Il risultato sono grandi differenze tra due sistemi che vanno considerati come complementari piuttosto che alternativi.
Cosa succederebbe se la definizione dell'agenda mediatica fosse lasciata agli utenti e non a giornalisti e redattori professionisti? Fino a qualche anno fa la domanda sarebbe stata stuzzicante quanto astratta. Oggi, grazie all'internet e all'avvento di una serie di siti che consentono ai navigatori di segnalare, votare, discutere notizie e opinioni raccolte in rete, la questione è meno oziosa e almeno un abbozzo (ma solo un abbozzo) di risposta diventa possibile.
Lo dimostra, per esempio, un recente studio redatto dal Project for excellence in journalism (Pej), meritoria istituzione che ogni anno compila un fondamentale rapporto sullo stato dell'informazione negli Stati Uniti. Questa volta, il Pej ha deciso di mettere a confronto, in una settimana tipo, la selezione delle notizie da parte dei media tradizionali e di alcuni dei più popolari siti di aggregazione e selezione gestiti interamente dagli utenti, quali Digg, Reddit e Del.icio.us.
Se l'idea è quella di cercare di capire cosa cambia nell'informazione una volta che sia eliminato il lavoro di una redazione centrale e si esca dalle prassi consolidate del settore la risposta, non sorprendente, è: parecchio. A cominciare dagli argomenti trattati, rispetto ai quali si registra una profonda differenza.
Nel periodo dal 24 al 29 giugno 2007, la settimana scelta per la ricerca, il grande tema dei media tradizionali risultava, per esempio, il dibattito sull'immigrazione (che ha raccolto il 10 per cento delle notizie) seguito dai falliti attentati terroristici in Gran Bretagna e dalla situazione in Iraq (6 per cento). Nel complesso, la maggior parte delle notizie raccontate dall'informazione mainstream, riguardava eventi esteri (15 per cento), disastri (11 per cento), politica interna (10 per cento) e immigrazione (8 per cento).
Per converso, il menu proposto dal fronte dei media gestiti dagli utenti proponeva una selezione di portate molto diversa (e molto meno "politica", sotto certi aspetti). In tutti e tre i siti analizzati a farla da padrone era la tecnologia (22 per cento nel caso di Reddit, 40 per cento nel caso di Digg e Del.icio.us). La seconda categoria di interesse, per tutti e tre i servizi, era identificabile invece con il lifestyle. In questo caso, le percentuali variavano dal 20 per cento di notizie dedicate agli stili di vita di Del.icio.us all'11 per cento di Digg, passando per il 15 per cento di Reddit.
Questi dati confermano che molti dei media dal basso nati su internet continuano a presentare una "distorsione" in favore del mondo hi-tech. Un "pregiudizio" che dipende dal fatto che la maggior parte dei loro utenti (o comunque la maggioranza di quelli "attivi") sono ancora early adopters, vale a dire individui che hanno una familiarità con l'universo tecnologico superiore alla media. E questo si riverbera anche sulla selezione delle notizie.
Differenze altrettanto rilevanti emergono quando si tratta di fonti. Il 70 per cento delle storie comparse sui siti di informazione dal basso provenivano da sorgenti alternative come i blog o siti come YouTube che non sono necessariamente focalizzati sull'informazione. E se il 25 per cento delle news segnalate deriva da siti di news consolidati (come Bbc), solo il 5 per cento proviene da agenzie di stampa che costituiscono la gran parte delle fonti dei media tradizionali. Quanto a contenuti originali, la loro presenza è ridotta all'1 per cento.
Da una parte, insomma, i siti di informazione dal basso allargano la sfera delle sorgenti di news oltre la ristretta cerchia delle istituzioni prese in considerazione dai mass media. Dall'altra i dati della ricerca dimostrano come il paragone tra i due sistemi sia improprio: dal momento che in un caso il core business è (meglio: dovrebbe essere) la produzione di contenuti originali, nell'altro l'attività di filtro e di commento. Questa considerazione sulla natura dei due tipi di media induce anche a pensare che i media tradizionali e siti come Digg non sono mutualmente alternativi, semmai complementari. E tali, probabilmente, sono considerati dalla maggior parte dei loro utenti. In questo senso, anche la differenza di scelta degli argomenti può essere vista non necessariamente come una differenza di gusto e di preferenza, quanto una spontanea divisione dei compiti: io, utente, segnalo in prevalenza quello che non è ancora stato segnalato dai mass media.
Altri due aspetti, meritano, infine, una menzione. Il primo è che, a quanto pare, almeno in America, i siti dal basso tendono ad essere poco interessati a quello che accade fuori dai confini a stelle e strisce. Rispetto alle loro controparti tradizionali prestano molta più attenzione a ciò che avviene in casa propria. Si va dall'89 per cento di Digg all'81 per cento di Del.icio.us contro il 71 per cento dei media tradizionali. Il tutto in barba all'idea che internet , per sua natura "senza limiti", possa indurre quasi spontaneamente a un consumo di informazione più internazionale.
Il secondo aspetto è la natura apparentemente più frammentata dell'informazione costruita dagli utenti. Le news scelte dai navigatori sono molto più diversificate rispetto ai media tradizionali. Il che è, almeno in parte, interessante. Per anni, una delle critiche più accese (e fondate) rivolte ai media tradizionali è stata quella di avere dei cicli di attenzione riguardo ad una determinata questione troppo brevi. Oggi, stando a questi primi dati, accade che una nuova generazione di media accorci ulteriormente questi tempi. E renda l'informazione ancora più istantanea e volubile.
INVECE Mercoledì 12 settembre 2007 - 13:04 (910 giorni fa)
Argomenti trattati: giornalismo, citizen journalism
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