Musica in pillole o perle di una collana?

Dibattito a distanza (e tra sordi) tra il leader dei Radiohead, che annuncia mai più album, e l'industria musicale che tenta di resuscitare gli lp.

"I Radiohead non faranno più album ma solo singoli", parole di Thom Yorke risalenti allo scorso agosto in occasione della pubblicazione del singolo These Are My Twisted Words in memoria del veterano della prima guerra mondiale Harry Patch.
Parole altamente cacofoniche per l'industria musicale che pochi giorni prima aveva annunciato un tentativo di riesumare l'album attraverso il formato Cmx (in pratica scarichi una cartella in cui oltre al file musicale ci sono anche file di testo, immagini e possibilmente anche video). La dichiarazione di Yorke era di dubbia interpretazione: trattasi di una crisi della band di Oxford o del destino della musica nell'era digitale?

Oggi, con la pubblicazione di altri due singoli ma a nome del solo cantautore, la corretta interpretazione delle dichiarazioni agostane sembra essere quella di un esaurimento momentaneo del feeling nei Radiohead. Ma non è detto che il verbo del frontman dei Radiohead non abbia una portata generazionale.

Sempre oggi, anche se non ancora in Italia, gli store iTunes hanno subito un upgrade grazie al quale metteranno in vendita un nuovo prodotto, l'iTunes Lp, nome in codice Cocktail, analogo al Cmx. Ancora non si è capito se i due formati saranno compatibili, simili o addirittura identici. Una curiosa sincronia tra le uscite di Yorke e dell'industria musicale che ripropongono il tema di dove va la musica, e cioè che musica ascolteremo nei prossimi anni? In quali formati, con quale nitidezza di suono? A che prezzi?

Temi che assillano soprattutto i pensieri di chi con la musica ci campa ma anche quelli degli ascoltatori.

Gli album facevano guadagnare bene l'industria, i costi per la produzione di un singolo non erano poi molto più bassi che per un lp. Nel mondo digitale i maggiori guadagni di album su singolo sono ancora più evidenti, ma gli utenti sembrano più interessati alle canzoni che non all'opera completa. Perché? Si può disquisire sulla qualità di certi lp o sul piacere di avere a disposizione i testi e le foto come nel vecchio vinile, ma forse è più urgente pensare a come il mezzo determina il contenuto. E sbirciare dentro gli iPod dei ragazzi, che sovente sono farciti di playlist molto personali che non contemplano la presenza di album (si scaricano ormai solo attraverso i file torrent ma solo perché vengono messi in condivisione esclusivamente in questo formato). Le statistiche di iTunes confermano questa tendenza e non vediamo come materiali aggiuntivi (testi, foto, interviste, backstage) possano invertirla.
La musica viene comprata o scaricata come singolo, aggregata in playlist fatte di singoli e se anche gli autori (paradossalmente i Radiohead erano stati autori delle ultime grandi opere concettuali) iniziano a pensare e produrre per singoli non si vede come qualche bonus content possa cambiare le cose. Si potrebbe invece pensare di offrire il singolo brano condito di tanti extra per invogliare gli utenti a non ricorrere al p2p senza retribuzione per gli artisti.

INVECE Giovedì 10 settembre 2009 - 15:42 (189 giorni fa)

Gabriele De Palma

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Argomenti trattati: musica, Apple

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