L'informazione non ha prezzo

L'abbondanza spinge il lettore a non considerare più le news degne di essere pagate. Parola di Bruce Sterling che avverte: tra on e offline non c’è più distinzione.

Bruce Sterling«Io credo in ciò che vedo». L'affermazione suona perlomeno strana in bocca di uno dei più famosi scrittori di fantascienza e teorico del movimento letterario cyberpunk. Bruce Sterling, autore tra gli altri di Isole nella Rete, Fuoco sacro, Caos USA, e l'ultimo ancora non tradotto The Zenith Angle, saggista (Giro di Vite contro gli Hacker e il recente La Forma del Futuro) e giornalista, sintetizza con pragmatismo la sua idea di interventismo economico per fronteggiare questa crisi: «Bury the deads, feed the survivors» (sotterra i morti e ciba i sopravvissuti).

Per un uomo abituato a rappresentare cose che noi non riusciamo nemmeno a immaginare, sconcerta che Sterling ripeta ossessivamente questo slogan di sapore scoutista, come il mantra del rilancio. Che questa tesi, solo apparentemente banale, sia invece l'espressione la sua proverbiale verve provocatrice? «Non dobbiamo lasciarci sopraffare dalla paura. Non c'è spazio per la disperazione, serve ottimismo, si deve vivere. Prendete ad esempio le popolazioni dei Balcani», continua il cinquantaquattrenne scrittore texano che ne conosce da vicino le tribolazioni. Sua moglie, Jasmina Tešanović, scrittrice, cineasta e attivista politica femminista serba, ha vissuto sulla pelle i contraccolpi dei conflitti dell'area. Dalla persecuzione per la sua opposizione alla guerra nel Kosovo fino all'essere costretta a far operare sua figlia di tonsillite senza anestesia a causa dell'embargo che aveva svuotato i dispensari degli ospedali di Belgrado.

Incontriamo Bruce Sterling a Fabrica, campus della creatività fondato da Luciano Benetton alle porte di Treviso in una villa veneta ecletticamente rivisitata da Tadao Ando. E' la guest star di un workshop sull'arte generativa, quella particolare forma espressiva che nasce dalla fusione tra processi automatici di computer e creatività umana, un'arte in forte ebollizione ed evoluzione. Come del resto i media. «Il declino della carta stampata? Siamo in una fase di transizione. Così com'è avvenuto con il passaggio dall'analogico al digitale, dal web 1.0 al web 2.0, dall'automobile all'aereo. E' in atto un processo che ridefinisce il modello economico delle forme di distribuzione dell'informazione, del rapporto con la notizia. Si fondono, testo, immagini, video, su una molteplicità di piattaforme. D'altra parte si afferma il processo di disintermediazione dell'informazione. Ci sono blogger più seguiti delle testate blasonate, cittadini che diventano reporter, motori di ricerca che aggregano notizie e sfilano pubblicità ai media tradizionali. Questo accesso facile, questa abbondanza, portano fatalmente il lettore a considerare superato il riconoscimento di un prezzo per l'informazione (persino sotto la forma indiretta di pubblicità). Questo implica che il giornalista deve incominciare a pensare e agire come un attivista», spiega chi non solo ha dato forma al futuro ma è anche un rispettato guru, sin dalla prima generazione, dell'universo del web. «Oggi sono i blogger ad essere incarcerati, non i giornalisti. Questo fa riflettere, no?» s'interroga il giornalista che per anni ha firmato una seguitissima rubrica sulla rivista cult della net generation e che ora all'interno della versione online di Wired pubblica un suo blog Beyond The Beyond.

Ma dove cercare un modello di sostenibilità, per esempio, per un giornale come il manifesto: sulla rete? «Le distinzioni off e online sono superate. Non bisogna trastullarsi sprecando soldi ed energie su strategie distributive vincenti: nulla è stabile nel settore dei media. Bisogna essere pronti a cambiare ogni 6/7 anni. E forse a scomparire entro il prossimo secolo. Pensare a concentrarsi sul "valore" dato al lettore; meritarsi l'audience; diventare utili, necessari, insostituibili. Identificarsi con una causa e proporre un pensiero originale. L'archetipo del media del futuro è un ibrido che mescola la funzione partecipativa a quella di denuncia tipica di un partito politico. Difendere, risvegliare, mobilitare. La domanda di informazione non verrà mai a mancare, ma non è detto che siano i giornali a soddisfarla, potrebbe farlo i blogger ma altrettanto politici o religiosi».

Che futuro racconta alle aziende hi-tech per le quali è consulente? «Non sono un futurologo che anticipa il mercato, prevede trend. Sono piuttosto un profeta, come il vostro Dante, con il compito di ispirare un pensiero visionario nei miei interlocutori. Dipingo delle cose troppo vaghe per essere false e concepisco degli scenari assurdi ma non impossibili. Ad esempio, tra 50 anni, le dico, ci ciberemo con dei germi. E' un alimento completo, economico, inesauribile».

Antesignano di molti tematiche oggi alla ribalta come la neutralità della rete, la sicurezza, il copyright, la memoria storica digitale, Sterling, famoso per coniare dei neologismi come spime (space più time) o buckyjunk (la spazzatura impossibile da smaltire), sta pensando a un racconto di fantascienza sulla politica dell'Europa dove ormai è di casa anche se ammette «più ci sto e meno la capisco». Però ammira l'iperattivismo e la risolutezza di Sarkozy, unico vero leader che ruba la scena a tutti. Obama, dice, deve imparare da lui. Anche McCain ha provato a copiarlo. «Con la nomina di Sarah Palin come vice, ha tentato di ripetere in termini di immagine la brillante mossa di Carla all'Eliseo».

Articolo pubblicato su Chips&Salsa-Il Manifesto del 7 febbraio 2009

NOTIZIE Martedì 10 febbraio 2009 - 11:20 (395 giorni fa)

Patrizia Feletig

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Argomenti trattati: giornalismo, internet

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