In Usa c’è chi prova a portare la blogosfera sulla carta. Un esperimento che a breve arriverà anche in Italia. In Germania c’è chi mette Wikipedia dentro un libro. Operazione nostalgia o sguardo lungimirante?
Chi legge online esplora, chi legge offline consuma. Questi due modi di fruire l'informazione possono convivere, arrivando persino a strizzarsi l'occhio: questa è l'idea alla base di una startup californiana fondata e sponsorizzata dall'imprenditore Joshua Karp, che ha lanciato le prime copie di un quotidiano gratuito che aggrega i post provenienti dalla blogosfera.
Il nome del progetto è The Printed Blog, ovvero blog stampato, e la convinzione di Karp è che il confine, un tempo rigoroso, tra offline e online sia ormai del tutto sfumato. Come dire, per il quotidiano c'è ancora un futuro: «Nonostante gli allarmismi, il giornale cartaceo rimane la principale fonte di informazione e non è poi così cambiato nel corso di un secolo, basta paragonare una copia del New York Times del 1909 con una del 2009» fa notare l'imprenditore. L'informazione cartacea e quella in bit possono coabitare, come due realtà che si alimentano reciprocamente e vengono animate entrambe da un unico protagonista, il lettore, e ancor più la community. Una piccola redazione si occuperà di raccogliere i contributi più significativi confezionandoli in sei pagine a colori e in seguito sarà la stessa comunità a votare gli interventi più graditi.
La redazione di The Printed Blog garantirà che i contenuti non siano offensivi, ma non si prenderà la briga di controllarne l'attendibilità, responsabilizzando così gli stessi blogger. Questi ultimi si sono dimostrati entusiasti dell'esperimento editoriale, che ovviamente prevede l'autorizzazione degli autori e non contempla solo articoli, ma anche recensioni di locali, libri o dischi, fotografie e segnalazioni di eventi. Allo staff di Karp sono arrivati moltissimi contributi spontanei, motivati dal sano narcisismo di vedere le righe scritte di proprio pugno sull'amata carta. Il free press verrà distribuito nelle principali città statunitensi (Chicago, San Francisco, New York) e l'auspicio di Joshua Karp è quella di attirare investitori pubblicitari locali.
L'idea di un giornale free press nutrito dai blog ricalca altre esperienze che sembrano suggerire un possibile territorio comune tra due entità, i bit e la cellulosa, che sembravano destinate ad un rapporto conflittuale. Qualcuno da tempo profetizza la fine del vecchio giornale, schiacciato dal web 2.0 e dalla democraticità del giornalismo dal basso, sconfitto dalla velocità della rete e fagocitato dalla sua lentezza. Ma l'idea che i contenuti migliori della rete possano essere fruiti anche su carta, pur se con modalità e approcci differenti, non è nuova.
Tra le altre esperienze (prima tra tutte JPG Magazine, magazine di fotografia cartaceo e online che ha da poco chiuso i battenti), in Italia sta per debuttare BlogMagazine.net, che offrirà online in modalità Pdf una ricca varietà di contributi provenienti dai blog, con l'idea di preparare il pubblico a una fruizione offline. Altro esempio proviene da Bertelsmann, che ha deciso di mettere in vendita offline e al prezzo di 19,95 euro, un tomo con le 50 mila voci di Wikipedia più consultate online negli ultimi due anni. In tutti questi casi c'è l'ipotesi che ciò che piace in rete può produrre lo stesso effetto anche fuori, allo stesso pubblico o a un pubblico differente, e in entrambi i casi con un approccio diverso.
«Si tratta semplicemente di un'esperienza difforme: quando leggiamo online stiamo esplorando, quando leggiamo nel mondo reale stiamo consumando», così Karp spiega la distinzione tra la lettura on e off-line, alludendo al modo di porsi di fronte all'informazione esplorativa che consente la rete e all'informazione approfondita che sollecita la vecchia carta. Troppo potere ai blogger? Secondo Karp semmai è la comunità che acquista un ruolo maggiore, mantenendo anche una delle virtù più caratterizzanti del web, ovvero l'interattività e lo scambio, grazie alla possibilità di scegliere il meglio dei blog e di scartarne il peggio.
«Del resto il giornalismo dal basso rimane prezioso soprattutto per quella sua capacità innata di raccontare fatti ed esprimere opinioni attraverso il filtro dell'esperienza diretta», aggiunge, e questa qualità non solo non va persa sul quotidiano free press, ma sarà valorizzata. L'idea è semplicemente quella di prendere ciò che c'è di buono dal vecchio e dal nuovo e mescolare il tutto sapientemente. Forse è proprio questa la ricetta per uscire dalle insidie di una profonda crisi, non solo finanziaria, ma di valori e di prospettive.
Articolo pubblicato su Chips&Salsa-Il Manifesto del 7 febbraio 2009
Lunedì 09 febbraio 2009 - 11:07 (571 giorni fa)
Argomenti trattati: blogging, giornalismo
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