Una ricerca dell'Harvard Business School stima l'impatto sull'economia Usa della rete sostenuta dalla pubblicità. 300 miliardi di dollari, solo di posti lavoro. Un argomento in più a favore di infrastrutture adeguate...
La maggior parte di ciò che è presente in rete è gratis. E la maggior parte di ciò che è gratis sul web è sovvenzionato (o, quantomeno, aiutato) dalla pubblicità. Non c'è bisogno di sposare le tesi sostenute da Chris Andrerson nel suo ultimo libro per riconoscerlo. E anche se non è detto che il futuro digitale, come afferma Anderson, sarà sempre più gratis, di certo il presente della rete tende al gratuito.
Che questa generosità sponsorizzata sia sostenibile nel tempo è tutto da vedere ma di certo oggi il suo valore economco, se dobbiamo credere a un recente studio, è strabiliante.
Una ricerca condotta dall'Harvard Business School (segnalata in Italia dal Nexa Center for Internet & Society di Torino) rileva che negli Usa l'effetto positivo della rete sostenuta dalla pubblicità sarebbe quantificabile in 300 miliardi di dollari, pari al 2 % del Pil americano. Alla ragguardevole cifra si arriva tenendo conto dei salari dei posti di lavoro che la rete crea direttamente (1 milione 200 mila persone impiegate nell'attività di pubblicità e di commercio online) o indirettamente (circa 1 milione e 900 mila persone).Ma quello degli impieghi – secondo i ricercatori di Harvard - non è l'unico modo per guardare alla dimensione economica di internet. All'attività benefica dell'universo online possono essere attribuiti anche i miliardi di dollari portati in dono all'economia a stelle e strisce in altri modi. Per esempio quei 20 miliardi generati dai servizi di pubblicità, o quegli 85 miliardi di transazioni per l'acquisto di beni e servizi e ancora i 70 miliardi di soldi che finiscono nelle tasche agli internet provider. In tutto 175 miliardi di biglietti verdi a cui vanno sommati altri i 269 miliardi che internet aiuta a creare favorendo l'attività di altri settori economici. Il totale fa 444 miliardi di dollari
Il bello è che non è finita qui. Secondo l'Harvard Business Review non bisogna dimenticare qualcosa come altri 680 miliardi di dollari che corrispondono alle 68 ore che mediamente ogni mese trascorrono su internet 190 milioni di utenti americani. E si tratta, ci spiega il sito dell'istituzione che ha condotto la ricerca, di una stima conservativa.Insomma, la rete sostenuta dalla pubblicità fa bene all'economia. E magari anche alla società visto che, aggiunge il sito dell'Harvard Business School, un matrimono su cinque in Usa è ormai frutto di incontri e relazioni iniziati e coltivati online.
Certo, a voler essere un po' meno ottimsti, ci si potrebbe domandare se e come nella valutazione di queste 68 ore sono stati calcolati anche gli effetti nocivi sulla produttività che secondo una recente ricerca dipendono dall'uso dei social network durante le ore lavorative. Nucleus Research, società di analisi e consulenza, afferma che consentire l'accesso a Facebook ai dipendenti può costare fino un punto e mezzo di produttività in meno .A voler cavillare, poi, si potrebbero citare gli effetti non sempre positivi del multitasking sul nostro cervello. Ma stimare l'impatto economico di un simile influsso sulle nostre sinapsi non è obbiettivamente semplice.
E allora non ci resta che constatare quanto internet incida sull'economia di un Paese e quanto sia destinata a incidere sempre di più, come indicano le previsioni sul traffico dei prossimi anni. E sperare che chi sta decidendo sulle sorti dell'infrastruttura che dovrà consentire il passaggio di bit e di denaro si liberi dalla sindrome del seprente di mare.
INVECE Giovedì 03 settembre 2009 - 10:42 (192 giorni fa)
Argomenti trattati: internet, advertising
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