Il tariffario di Yahoo sugli account degli utenti, le dichiarazioni sprezzanti di Google su come tutelare la nostra riservatezza: quanto valgono le nostre informazioni online?
Sarà l'attacco frontale di Murdoch e degli editori, sta di fatto che Google sta accusando la pressione. Non si spiega altrimenti l'infelice frase uscita dalla bocca di Eric Schmidt, l'ad dell'azienda di Mountain View, in tema di privacy. Di fronte a una giornalista della CNBC che gli chiedeva se gli utenti potessero davvero fidarsi della grande G, il Ceo ha sbottato: "Se fate qualcosa che non volete venga risaputo, forse non dovreste farlo in prima battuta". Al di là della bacchettata moralizzatrice più consona a un predicatore del Midwest che all'amministratore delegato di un'azienda hi-tech della SiliconValley, quello che colpisce è l'idea di privacy che emerge, ormai fatta a brandelli, dalla definizione. Dunque, secondo Google, la riservatezza sulle proprie informazioni personali è necessaria solo per chi vive al confine della moralità o della legalità? Il capo della internet company più importante del mondo ci rifila la trita argomentazione da bar del tipo: "Di che ti preoccupi, se non hai nulla da nascondere"? Il motto aziendale ‘Don't Be Evil' (non fare male) viene così rigirato in direzione degli utenti?
INVECE Mercoledì 09 dicembre 2009 - 14:20 (268 giorni fa)
Argomenti trattati: privacy
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