Il padre del web contro Wikipedia

Robert Cailliau, co-inventore con Tim Berners-Lee del web, parla dei primi 17 anni di vita della rete. Critica, a sorpresa, Wikipedia, e il web 2.0. Presentata la nuova edizione del Festival della Scienza.

Robert CailliauLa scorsa settimana a Ginevra, ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del Festival della Scienza, la manifestazione scientifica ospitata a Genova dal 25 ottobre al 6 novembre 2007. Quest'anno, oltre 500 eventi – il doppio rispetto all'edizione del 2006 – tra cui 90 laboratori, mostre interattive, spettacoli e conferenze, per soddisfare la curiosità, tema principe di questa quinta edizione del Festival. Una curiosità che non solo è carburante della ricerca scientifica, ma anche del web.
Il Cern di Ginevra si è rivelato essere un luogo adatto ad accogliere la presentazione in quanto tempio della ricerca e, soprattutto, culla del primo web: in questi laboratori, nel 1990, è nato il Www per opera di Tim Berners-Lee e Robert Cailliau. E proprio Cailliau ha introdotto la presentazione del Festival della Scienza che è diventata, prima di ogni cosa, un'occasione di incontro faccia a faccia con il Gutenberg del ventunesimo secolo.

Wikipedia incarna ciò che non avremmo voluto che diventasse il web
Robert Cailliau
Tutto ci si sarebbe aspettato da Robert Cailliau, tranne una critica a Wikipedia. Vessillo della potenza della rete, simbolo della conoscenza collettiva e della nuova internet, l'enciclopedia collaborativa viene svelata da Cailliau, che afferma «Wikipedia incarna ciò che non avremmo voluto che diventasse il web»; un attacco duro e imprevedibile che nasce dall'osservare in modo originale questa risorsa, attraverso gli occhi di chi l'ha creata. «Non ha senso creare un'enciclopedia in cui vengono accentrate le informazioni, poiché la rete tutta è un'enciclopedia. Concentrare le fonti è contrario all'idea stessa di web».

D'obbligo è un riferimento al cosiddetto web 2.0, tanto osannato quanto criticato: «Il web 2.0 non esiste, si tratta solo di un uso sociale della rete, ma non è una novità. Fin dal primo giorno, la rete è nata con l'obiettivo di mettere in condivisione contenuti e in contatto persone. Semplicemente, ora è più facile farlo». Nessuna innovazione tecnologica, perché non siamo di fronte a una tecnologia, ma la diffusione di interconnessioni, che è proprio delle strutture a rete. È possibile diffondere l'informazione, la conoscenza e, addirittura, produrre saggezza.

All'accentramento si contrappongono così la molteplicità e l'apertura. Due concetti che incontrano la simpatia di Cailliau in altrettante applicazioni web: il blog e la net neutrality. «Quando abbiamo creato le prime pagine web, stavamo a tutti gli effetti aggiornando un blog, nonostante il termine non fosse stato ancora inventato», confida Cailliau. Ma oggi cosa rappresenta il blog? «È uno strumento straordinario, seppur ben lontano dall'essere maturo. Ha le potenzialità di portare nuova informazione e di scuotere le coscienze in relazione a temi sociali importanti, dall'ecologia alla politica». Anche il Festival della Scienza sperimenta questa formula.

Ma al di là della socialità, restano alcune minacce per gli utenti: «È incredibile a quanto le persone rinuncino ogni giorno, dai cellulari bloccati dagli operatori telefonici, alla minaccia della net neutrality», prosegue Cailliau. E il messaggio è chiaro: la neutralità va difesa perché preserva le caratteristiche di una rete sana, così come è stata concepita diciassette anni fa. Rinunciare alla neutralità delle tecnologie, significa delegare un pezzo della propria libertà nelle mani delle aziende, impoverendo così il mezzo. Il monito è quello di essere utenti consapevoli e di non permettere limitazioni, anche da quei servizi online che archiviano i dati personali: dalla posta elettronica agli hard disk virtuali, dai documenti alla musica.

Ognuno deve essere padrone dei propri file, senza delegare ad altri l'archiviazione e l'elaborazione delle informazioni personali. La comodità di Google, per esempio, è tutt'altro che gratuita: solo che la moneta di scambio non è il denaro ma la libertà. Una risposta consapevole è la gestione personale del proprio server in cui è possibile accedere in qualsiasi momento ai propri dati, senza bisogno di passare da terze parti. Sebbene sia ancora lontana una diffusione capillare di server casalinghi, la direzione futura è anche questa: basta una connessione flat e un computer dedicato all'archiviazione dei dati. «Ciò che è più sconvolgente è che le nuove generazioni non sembrano preoccuparsi di questo problema, ma vivono la tecnologia in modo superficiale, senza porsi la questione della libertà personale. Non si può conoscere ciò che non si vede e molto di ciò che accade oggi, è sotterraneo. Nonostante tutto, le aziende che operano sul web non sono poi così cattive, neppure Google né Microsoft.

Eppure le aziende, oggi parte fondamentale della rete, non sono state le prime ad accorgersi del web. La Commissione Europea è arrivata prima dell'industria e questo ha garantito la diffusione dello standard e l'apertura dei protocolli: perché la creatura di Berners-Lee e Cailliau è nata dalla definizione di uno standard di comunicazione, non di un software. Nessuna lotta ai brevetti di tipo commerciale, ma la creazione un nuovo mezzo a cui tutti potevano, da subito, accedervi. Per questo motivo è impossibile parlare di "prima pagina web": la tecnologia si è diffusa immediatamente e non esiste la pagina madre, ma molteplici pagine.

Per quanto riguarda l'economia del web del futuro, un buon modello è quello dei micropagamenti: transizioni di piccole somme di denaro utilizzati non solo per scopi di beneficenza, ma per acquistare i servizi: l'eliminazione della pubblicità o maggiori prestazioni, per esempio. Una scommessa sul free-but-advertising, quindi, ma con la possibilità di scegliere e di ottenere una migliore qualità in cambio di un ragionevole compenso.

Tra le intuizioni e le speranze di Cailliau per il futuro del web, trovano posto anche i sistemi di identificazione degli utenti che garantiscano, però, la privacy: bisogna puntare al diritto all'identità, seppur anonimato protetto. Ma alla fine, la rete ci aiuterà a salvare il mondo? «Spero di sì, ma non ho la sfera di cristallo».

ZOOM Lunedì 01 ottobre 2007 - 08:00 (862 giorni fa)

Marina Rossi

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Argomenti trattati: web2.0, network neutrality, Wikipedia

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