Programmatori creativi e smanettoni idealisti sognano un futuro migliore. Senza copyright e brevetti che ostacolano la libera circolazione delle idee. Neo-maoisti digitali, vedono un mondo dominato dalla comunicazione mercificata e con l'informazione in catene ovunque, da scardinare a colpi di software open-source e licenze gratuite (Stallman). La loro "etica" si basa su due pilastri fondamentali: libertà di riutilizzo di tutte le risorse prodotte dalla comunità; cultura del dono come nuovo orizzonte economico (Himanen). Un misto di comunitarismo e cooperazione decentrata che ricalca le origini hippie di internet. E che, dicono i più ottimisti, porterà alla nascita di un nuova classe sociale (Wark). Con gli hacker a fare da avanguardia e, a seguire, una larga fetta di lavoratori della conoscenza. Mentre sullo sfondo, si delineano nuovi strumenti di disobbedienza civile e partecipazione politica (Meikle), in cui a farla da padrone è l'uso tattico dei new media: guerriglia, sabotaggio online e culture jamming.
Pekka Himanen, L'etica hacker e lo spirito dell'età dell'informazione (2001)
Richard Stallman, Software libero, pensiero libero (2002)
McKenzie Wark, Un manifesto hacker. Lavoratori immateriali di tutto il mondo unitevi (2004)
Graham Meikle, Disobbedienza civile elettronica (2004)
Miti e illusioni della rete visti da sinistra. Tra speranze comunitarie della prima ora (quando hacker e progetti di cittadinanza digitale promettevano di capovolgere dal basso gli equilibri di potere) e scetticismo sulle evoluzioni più recenti (governi e multinazionali alleati in nome del controllo e del profitto). Parafrasando il titolo di un libro di Geert Lovink, internet non è più quel paradiso che ci era stato promesso. E per chi ci ha creduto – come i Cybersoviet - il risveglio è duro. Non a caso, a qualcuno di loro la parabola ricorda l'esperienza dei soviet russi: pionieristici laboratori di democrazia diretta neutralizzati dalle autorità centrali perché «organi di contropotere politico» (Formenti). Lo stesso vale oggi per blog, social network e le altre mirabilia del web 2.0, incapaci di elaborare una piattaforma politica, diventati semplici strumenti di sfruttamento del lavoro volontario di milioni utenti (Scholz). Lo spirito di Marx in salsa digitale, tra pessimismo della ragione (tanto) e ottimismo della volontà (o quel che ne resta).
Franco Berardi, La fabbrica dell'infelicità: new economy e movimento del cognitariato (2001)
Geert Lovink, Internet non è il paradiso. Reti sociali e critica della cybercultura (2003)
Trebor Scholz, The art of free cooperation (2007)
Carlo Formenti, Cybersoviet. Utopie post-democratiche e nuovi media (2008)
(La mappa è stata originariamente pubblicata su Chips & Salsa, Alias-il manifesto, 26 luglio 2008)
ZOOM Sabato 26 luglio 2008 - 08:30 (769 giorni fa) Pagina 4 di 5
< precedente Pagina 4 di 5 successiva >
I documenti allegati, i commenti, i link e le votazioni le puoi trovare sull'ultima pagina di questo articolo.
In poche settimane è diventato un fenomeno del web, con oltre 30 milioni di visitatori al giorno....
Ecco l'edizione 2010 del rapporto di Reporters Senza Frontiere. Crescono i Nemici di Internet e i...
Non solo attacchi suicida, traffico di droga e diritti negati. L'afgano Abdullah Qazi ha lanciato...
Secondo uno studio dell'Università di Stanford la dipendenza da melafonino dilaga. Il 70% delle...
Il giocatore potrà comandare i personaggio dei videogame attraverso i movimenti del corpo.
Sull'ultimo tool inaugurato da Mountain View si potranno visionare centinaia di grafici animati...