Accordi con comunità di lettori virtuali e interazione con i social network, i maggiori retailer italiani imboccano la strada del coinvolgimento degli utenti. Per scuotere un mercato che non decolla.
Come si comportano di fronte all'attivismo dei lettori i principali rivenditori di libri online italiani? Se il confronto è con il caposcuola Amazon la risposta è: tiepidamente. Le cose però stanno cambiando. Per anni, quando la società di Jeff Bezos già stilava classifiche dei recensori e consentiva di valutare la qualità dei giudizi espressi, da noi, al massimo, si aprivano finestre per i commenti e la storia finiva lì.
Il verbo al passato è però necessario. Accordi, annunci, introduzione di funzionalità da web 2.0: negli ultimi tempi i maggiori operatori si sono mossi verso una gestione più articolata degli interventi dal basso nel tentativo di dar vita ad una vera e propria community. E così provare a ravvivare un mercato che nel 2008, audiovisivi compresi, valeva circa 120 milioni di euro, il 4% del totale del commercio elettronico, una quota dimezzata rispetto agli Stati Uniti e al resto d'Europa, secondo l'Osservatorio sull'e-commerce del Politecnico di Milano.
A dare un impulso in direzione "sociale" al settore è stato LaFeltrinelli.it, sito di e-commerce caratterizzato da una forte spinta comunitaria. Non solo commenti e recensioni ma anche possibilità per gli utenti di creare una pagina personale dove riprodurre la propria libreria digitale. «L'obiettivo - spiega Andrea Tessera, responsabile marketing e comunicazione online di Librerie Felitrinelli - è costruire una piattaforma dove gli utenti possano condividere informazioni e giudizi anche al di fuori del sito: lo scaffale, per esempio, è esportabile su vari social network». Oggi la LaFeltrinelli.it conta oltre 48 mila tra scaffali e wish-list (le liste dei libri desiderati dall'utente). E per il futuro, il gruppo medita una maggiore apertura verso i contenuti generati dagli utenti.Di fronte a questa offensiva 2.0 gli avversari non sono restati con le mani in mano. Ibs.it, numero uno delle vendite di libri online dall'alto dei suoi 980 mila clienti e del 30 % del mercato, ha annunciato l'accordo con aNobii, una delle community dedicate ai libri più popolari del mondo. Per il retailer virtuale, nato nel 1998, è una piccola svolta. «Abbiamo sempre pensato che un negozio è un negozio e non un luogo di discussione e di socializzazione. Per questo, a parte i commenti, non abbiamo mai attivato altre funzionalità di interazione», dice Mauro Zerbini, fondatore e amministratore delegato di Ibs.it.
In base all'intesa siglata a febbraio, Ibs fornirà ad aNobii il suo catalogo comprensivo di copertine e schede tecniche. In seguito, rimanderà alle recensioni più interessanti pubblicate sul sito di social networking librario: gli appassionati della community nata ad Hong Kong hanno già classificato e commentato oltre 10 milioni di testi, 600 mila solo in lingua italiana. In cambio di questo favore, aNobii indirizzerà chi voglia acquistare il libro online sul sito di Ibs.Ma la spinta 2.0 sta lentamente contagiando altri servizi. Anche Hoepli.it, lo store online dell'omonimo editore e libraio (oltre 8 milioni di visitatori e 280 mila prodotti spediti nel 2008), pensa sia giunto il momento della comunità. «Essendo online solo da 3 anni finora ci siamo concentrati sulla qualità del servizio. Dall'anno prossimo, ci concentreremo sulla community segnalando agli utenti recensioni di loro interesse», spiega Matteo Ulrico Hoepli, general manager dello store online. Nel frattempo, oltre a un blog dove si dà spazio a una conversazione più libera, c'è l'accordo con ilmiolibro.it, servizio di stampa di libri e community libraria targata Kataweb (Gruppo Espresso). «Si tratta – spiega Hoepli - di andare là dove la gente parla dei libri. Bisogna però considerare che si tratta di utenti accorti e quindi non è automatico che si rivolgano al primo rivenditore che gli viene indicato».
La maggiore competenza dei lettori web, d'altronde, è un dato da cui non si può prescindere. Secondo Sergio Stievano, Responsabile Marketing di Bol.it, bookstore del gruppo Mondadori e di Bertelsmann, deriva in gran parte proprio dalla lettura di quel che dicono gli altri: «I commenti on line di altri lettori sono considerati una delle fonti più "credibili" prima dell'acquisto. Da una nostra ricerca emerge che il 60% dei lettori on line consulta il web prima di acquistare un libro. Uno su tre si è rivolto proprio a siti di e-commerce per avere informazioni su autori e titoli di interesse. Per questo noi facciamo commentare liberamente ogni oggetto presente sul sito».Articolo pubblicato su Chips&Salsa-Il Manifesto del 4 aprile 2009
Martedì 07 aprile 2009 - 10:44 (514 giorni fa)
Argomenti trattati: e-commerce, editoria, user generated content, web2.0
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