Siglato un accordo con quattro agenzie di stampa per le notizie diffuse anche agli altri giornali. Non cambia l'algoritmo della visualizzazione ma verranno omessi gli articoli delle agenzie riportate dalle altre testate. Ignoti i termini finanziari dell'accordo.
Google ha raggiunto un accordo con quattro agenzie di stampa per ospitare le loro notizie sull'aggregatore Google News. Ciò avviene sia nei lanci dalla homepage che nella versione integrale, nella pagine interne. Le notizie di Associated Press, Agence France de Presse, Canadian Press e la Press Association of Britain, verranno visualizzate su Google News con l'intestazione delle agenzie di stampa e non più con quella delle testate che le riciclano. Non cambia l'algoritmo per il ranking: titolo e sottotitolo saranno presentati nella homepage, selezionando le notizie delle agenzie suddette il testo si aprirà all'interno del sito di Google, anziché rimandare al sito esterno.
Riepilogando: 1_in home page con il nuovo sistema non verranno più visualizzate due volte le notizie che hanno la medesima fonte, se la fonte è un'agenzia che ha siglato l'accordo; 2_il testo integrale di una notizia scritta da una delle quattro agenzie viene visualizzato in una pagina di Google (è la prima volta) e non più su una pagina esterna; 3_i cluster di articoli sullo stesso argomento continueranno a essere visualizzati anche per le notizie d'agenzia: cliccando su 'altri articoli simili' verranno presentati come accade oggi, ordinati per data o rilevanza.
Non si conoscono i termini finanziari dell'accordo, né è noto quanto Google paghi le notizie. La storia di questa trattativa è però lunga: iniziò con le prime critiche da parte proprio delle agenzie di stampa e delle associazioni della stampa nei confronti di Google News. L'accusa era il mancato rispetto delle leggi sul diritto d'autore. L'associazione della stampa belga intimò all'azienda di Brin e Page di non includere le proprie notizie nel loro aggregatore. Poco dopo anche i francesi, per voce proprio di France Presse, esclusero i loro contenuti, e intentarono una causa contro la grande G. La causa legale fu sintomatica di un cambiamento in atto. E Sam Zell, il miliardario imprenditore a capo della Tribune Company (che pubblica sia il Chicago Tribune che il Los Angeles Times), aveva addirittura minacciato un boicottaggio di Google News. Da allora a Mountain View hanno iniziato a ragionare sulla questione e nell'aprile scorso sono giunti a un accordo, svelato solo oggi nei dettagli, con AFP.
Google diventa editore, quindi, e la notizia preoccupa non poco gli altri editori, quelli tradizionali, che temono di vedersi sottrarre importanti click pubblicitari. Proprio adesso che l'advertising sul web inizia a farsi interessante, vedersi depauperati dei click alle notizie prese dalle agenzie di stampa, non fa certo piacere. Se Google News fino a ieri era semplicemente un luogo di promozione in più per i giornali e uno strumento per i lettori, la nuova versione "editrice" può invece scompaginare le forze nel mondo editoriale. Sono molti gli articoli confezionati dalle agenzie che le testate ripropongono senza elaborazione. E le stesse agenzie di stampa vivono sui contributi dei quotidiani che comprano notizie, e senza quei contributi non potrebbero mantenere la complessa e tentacolare organizzazione che le rende insostituibili.
La brutta notizia per i lettori è che purtroppo, nonostante questo importante accordo, l'algoritmo di ricerca e classificazione delle notizie non è cambiato. Un algoritmo poco felice in realtà e per questo superato nelle visite da altri aggregatori come Yahoo! News, MSN, Aol e Cnn, che nel mese di luglio hanno avuto dal doppio al triplo di visitatori rispetto al servizio di Google. Forse le cose ora inizieranno a cambiare. Il nuovo accordo farà sì che verranno omessi dalla homepage tutti gli articoli delle altre testate presi dalle agenzie, e questo pulirà la pagina e aiuterà gli articoli 'originali' a trovare spazio, evitando inutili doppioni.
NOTIZIE Lunedì 03 settembre 2007 - 12:46 (1096 giorni fa)
Argomenti trattati: giornalismo, copyright, Google
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