La casa d'aste online ammette: abbiamo sopravvalutato Skype. E nei bilanci dell'azienda si annuncia una svalutazione da 1,4 miliardi di dollari per un servizio che non si è mai integrato appieno nel core business dell'azienda ma genera profitti e ha ancora grandi potenzialità. Zennstrom lascia.
Ma quanto vale realmente Skype? Furono in molti a chiederselo nel settembre 2005 quando eBay, il gigante delle aste online, decise di acquistare la creatura di Niklas Zennstrom e Janus Friis per la bella cifra di 2,6 miliardi dollari. E già allora la risposta di molti commentatori fu laconica: molto meno di quanto sborsato dalla società di Meg Whitman.
Oggi, due anni esatti dopo, non c'è più dubbio: gli scettici avevano ragione. A confermarlo è la stessa eBay che ha ufficialmente deciso di ridurre il valore dell'asset Skype nei suoi bilanci. Il più popolare servizio di telefonia via internet del pianeta viene così svalutato di 900 milioni di dollari in modo da riflettere meglio il reale valore di mercato dell'azienda VoIP. Altri 530 milioni, poi, usciranno dalle casse di eBay e finiranno nella tasche di azionisti e fondatori di Skype. In questo modo, il colosso delle aste si libera da un accordo, sottoscritto ai tempi dell'acquisizione, in virtù del quale avrebbe dovuto sborsare 1,7 miliardi di dollari ai medesimi soggetti in caso di raggiungimento di determinati obiettivi. Nel frattempo, Niklas Zennstrom lascia la poltrona di amministratore delegato per far posto a un uomo eBay.
Il totale che andrà iscritta sotto la voce "Passività" nei libri contabili dell'azienda sarà dunque di 1,4 miliardi. Una cifra che porta a una sola inequivocabile conclusione: il prezzo non era quello giusto. E questo nonostante Skype negli anni abbia continuato a crescere superando i 200 milioni di utenti, sia reduce da due trimestri in nero e vanti entrate trimestrali per 90 milioni di dollari.
Tuttavia, gli obiettivi di eBay erano ben altri. Prendendo la stella di un settore in ascesa era convinta di creare valore per il proprio core business, quello delle aste online. La voce, dicevano le motivazioni ufficiali, avrebbe costituito un elemento di ulteriore connessione tra domanda e offerta e avrebbe reso così più affidabile tutto il sistema che nel frattempo si era arricchito del sistema di pagamento PayPal. Il sogno di un ecosistema integrato che mettesse insieme le aste, un affidabile meccanismo di transazione e la voce non si è materializzato. Skype è rimasto un corpo estraneo rispetto al cuore degli affari dell'azienda.n Allo stesso tempo, i tentativi di creare una comunità di utenti intorno ad alcuni servizi (SkypeFind e Live) non hanno ancora dato i frutti sperati in termini economici.
Nel complesso, Skype resta un servizio utilizzato per lo più perché gratuito e come tale appetito soprattutto dall'utenza consumer (quella business preferisce servizi più affidabili). I proventi maggiori provengono da SkypeOut, la funzionalità che permette di effettuare chiamate a tariffe molto economiche su telefoni fissi e mobili. Ma anche qui i margini sono bassi.
Meglio quindi accettare la realtà, devono avere pensato quelli di eBay, e ammettere che i sogni non si sono materializzati e ripartire da una valutazione più realistica dell'oggetto. Alla fine della favola il servizio di telefonia p2p resta uno splendido oggetto, diventato un must per un numero grandissimo di utenti e finanziariamente in grado di stare in piedi sulle proprie gambe. Un'intuizione che continua ad avere grandi potenzialità, dunque, anche se nell'immediato non garantisce un ritorno economico proporzionato ai 2,6 miliardi dollari spesi nel 2005.
NOTIZIE Martedì 02 ottobre 2007 - 12:31 (897 giorni fa)
Argomenti trattati: eBay, Skype, VoIP
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