Due siti contro il greenwashing

Mentre il marketing insegue il miraggio del green, due siti web vogliono riportare i consumatori coi piedi per terra, fornendo loro informazioni pratiche e utili su quello che è veramente verde, sano ed ecologico. Ecco GoodGuide e GreenWikia.

Da tempo gli scaffali dei supermercati si sono riempiti di prodotti "green", "naturali", "verdi", "sani". Il marketing ha infatti scoperto che il richiamo all'ambiente, alla natura, alla tradizione della nonna fa vendere di più. E allora ha provato a riconvertirsi, spesso più esteriormente che nella sostanza delle cose, al nuovo mantra ecologico.

E' il greenwashing, l'appropriazione di fantomatiche virtù verdi per rendersi più belli e allettanti agli occhi dei clienti.
Un'ondata che rischia di travolgere i consumatori, sempre più in difficoltà nel distinguere le millanterie dai fatti reali. Ora però, come segnala GigaOm, sono arrivati due siti che intendono portare un po' di chiarezza nella giungla del green.

Il primo si chiama GoodGuide e si propone di classificare una quantità crescente di prodotti di largo consumo sulla base di oltre un centinaio di criteri. L'idea è di Dara O'Rourke, un professore del Mit e di Berkeley, che un giorno si chiese cosa contenesse la crema solare che stava spalmando alla figlia. Quando scoprì che uno dei suoi ingredienti era tossico capì quanto i consumatori sappiano poco dei prodotti che utilizzano e come sia difficile trovare informazioni al riguardo. Allora, mettendo insieme un gruppo di professori e professionisti della tecnologia (da Amazon a Google), ha messo in piedi GoodGuide.

Il sito setaccia oltre 200 fonti di informazioni, pubbliche e private, da archivi governativi a organizzazioni no-profit, dando quindi i voti a un'ampia gamma di merci (dai prodotti per la casa a quelli per l'igiene personale). Il giudizio su ogni prodotto è l'espressione di tre parametri, tre performance: la salute (del consumatore), l'ambiente e il sociale. L'utente può quindi confrontare marche diverse (alcune anche molto note), avere un aiuto nella lettura dei loro ingredienti (che altrimenti restano imperscrutabili a chiunque non sia un chimico), farsi una lista di preferiti da consultare quando va a fare la spesa o anche comprarli direttamente online su Amazon. Un approccio calato dall'alto, certo, ma anche basato su alcuni elementi di autorevolezza (le fonti consultate) e su uno staff di specialisti. Soprattutto uno strumento operativo utilissimo prima di andare al supermercato.

Il secondo sito è GreenWikia, progetto nato all'interno di Wikia, basato quindi sul principio cardine del crowdsourcing, della partecipazione dal basso. Jimmy Wales, cofondatore di Wikia e di Wikipedia, ha dichiarato di voler lanciare una sezione green perché si è reso conto delle carenze nella qualità dell'informazione su queste tematiche. A differenza di GoodGuide, limitata alla valutazione dei prodotti, GreenWikia si occupa di temi più generali, per poi calarli a livello pratico in consigli e guide (ad esempio, come ridurre la propria impronta ecologica, o come riciclare i sacchetti di plastica e via dicendo). Ovviamente GreenWikia, essendo solo all'inizio, ancora deve accumulare quella massa critica di utenti e contributi necessaria al decollo delle piattaforme collaborative e che col tempo potrebbero rendere il sito molto interessante.

NOTIZIE Mercoledì 17 settembre 2008 - 12:46 (716 giorni fa)

Carola Frediani

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Argomenti trattati: siti web, crowdsourcing

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