I motori di ricerca - e tra questi Google - condizionano sempre di più le strategie delle testate online. E mentre i giornalisti fanno corsi di search engine optimization, alcuni editori vorrebbero regole del gioco più chiare.
A dar credito alle voci che circolano in rete, l'ultima tentazione di Mountain View sarebbe il "Google Magazine". Una sorta di instant-newspaper generato da un algoritmo in base alle preferenze dell'utente, con tanto di pubblicità personalizzata di contorno. Il tutto comodamente stampabile su carta, magari la mattina prima di andare a lavoro o all'uscita dell'ufficio per leggerlo in metropolitana.
Non che si tratti di chissà quale novità. Da tempo alcuni quotidiani online (come The Guardian, 24 Horas di El Pais, ma anche Repubblica.it con Ultimo Minuto) offrono la possibilità di impaginare un giornale in pdf con gli articoli e gli argomenti preferiti, scelti tra quelli prodotti dalla redazione durante la giornata. La novità, piuttosto, è un'altra. Google non ha redazione, né un giornalista uno: il suo magazine non farebbe altro che aggregare i contenuti messi a disposizione gratuitamente da altre testate. E già qui qualcuno potrebbe storcere il naso, sentendosi "sfruttato". Ma come la mettiamo con i proventi della pubblicità? Andrebbero tutti nelle tasche di Mountain View?
Al di là della praticabilità o meno di un simile servizio, il Google Magazine esemplifica bene alcune delle questioni più calde nel mondo dell'informazione online e offline. Un settore che il colosso di Brin e Page ha scombussolato non poco negli ultimi anni, ridefinendo logiche di produttività consolidate e vincendo la battaglia per il controllo della pubblicità in rete. Tutto ciò grazie alla centralità incontrastata del suo motore di ricerca, ma anche attraverso Google News (il servizio di aggregazione automatica delle notizie, in rete dal 2002) e i tanti strumenti per la disintermediazione delle inserzioni pubblicitarie. Se si pensa che i search engine ormai spostano circa un quarto del traffico verso i portali di news e che Google in Europa ha una penetrazione di mercato del 90%, forse si comprende meglio il ruolo baricentrico che sta assumendo.
Guerra per la visibilità
"I portali e gli intermediari sono responsabili per circa un quarto del traffico verso i siti di news, e questa quota sta crescendo" spiega a VisionPost Barry Parr, analista di Jupiter Research. "Sempre più consumatori fanno affidamento su servizi intermediari per decidere a quali notizie prestare attenzione. Le aziende giornalistiche tradizionali hanno usato la produzione e la distribuzione per creare monopoli e oligopoli, ma questo vantaggio sta volgendo a termine per loro. Il risultato potrebbe essere una news war molto vecchio stile"
ZOOM Venerdì 23 novembre 2007 - 16:05 (809 giorni fa)
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