Come vincere la guerra dell'informazione

A dire il vero, già da un po' questa guerra per l'informazione ha preso il via. Almeno nel mondo anglosassone, dove lo scenario è molto più affollato e tutti sono alla ricerca di formule magiche per emergere sui concorrenti. Con i motori di ricerca e gli algoritmi a farla da padrone, la parola d'ordine all'interno delle redazioni online diventa SEO, ovvero search engine optimization.

Al Times di Rupert Murdoch da tempo sono sbarcati gli esperti di marketing: insegnano ai giornalisti come fare il titolo giusto (il più possibile "stupido" e facile da comprendere per gli algoritmi); come riconfigurare la routine produttiva (se una notizia è su Google News bisogna per forza accodarsi; comporre gli articoli a spezzoni in modo da uscire per primi); i trucchi per aumentare il "pagerank" e così far "pescare" meglio i contenuti dai bot (ad esempio, inserendo meta-dati in abbondanza, link a fonti con pagerank alto); consigliano di acquistare AdWords o di aprire gli archivi (come ha fatto il New York Times e presto il Wall Street Journal).

Anche in Italia, La Stampa.it ha iniziato a sperimentare sul terreno alcune di queste tecniche. E i risultati si sono visti: "All'inizio Google ci è servito moltissimo per recuperare il gap con chi era partito in anticipo - spiega Anna Masera, responsabile della versione online del quotidiano torinese - Siamo crescendo molto: ogni anno raddoppiamo il numero di visite. Molti utenti non sapevano della nostra esistenza e comparire sul motore è stato fondamentale. Così ho iniziato a studiarmi per bene l'algoritmo per capire cosa tende a premiare".

L'effetto Google pesa sempre più. Di conseguenza un po' tutte le testate (a cominciare da quelle più piccole) iniziano ad attrezzarsi. "Lo scenario di visibilità è cambiato - sottolinea Mauro Lupi, presidente di AdMaiora ed esperto di Seo - Oggi il valore del contenuto tende ad abbassarsi, non come qualità, ma come attribuzione di significato da parte degli utenti. Si è annacquato in mezzo a tanta roba, troppa. E così i publisher sono condannati a svettare sugli altri per riuscire ad essere rilevanti".


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ZOOM Venerdì 23 novembre 2007 - 16:05 (840 giorni fa)    Pagina 2 di 4

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