Come funziona l'economia dello spamming

Una ricerca mostra come e quanto si guadagna dall’attività di spamming. I ricercatori si sono camuffati da spammer, scoprendo che la percentuale di persone che abboccano ai messaggi spazzatura è ridottissima, ma che i guadagni esistono eccome.

Ma c'è veramente qualcuno che, al tipico messaggio che segnala un sito in grado di rispondere al bisogno di aumentare la propria libido, cade nel tranello ordito dalle e-mail spazzatura? Sì, esiste e corrisponde allo 0,00001 per cento dei destinatari. Eppure i guadagni delle e-mail spazzatura oscillano tra i 100 e i 7 mila dollari al giorno. I dati sono stati sintetizzati in una ricerca dal titolo "An Empirical Analysis of Spam Marketing Conversion" e sono stati evidenziati dai ricercatori della University of California di San Diego che, per scovare l'economia e il funzionamento dello spamming, si sono travestiti essi stessi da spammer. In sostanza hanno allestito un falso sito, a immagine e somiglianza dei tanti esistenti, in cui poter acquistare miracolosi prodotti in grado di potenziare le performance sessuali.

L'unica differenza con i veri siti-inganno stava nel fatto che, nel momento in cui i creduloni e potenziali acquirenti tentavano di inserire i dati della carta di credito, veniva loro inoltrato un messaggio di errore. Gli studiosi californiani hanno lavorato al progetto per un mese, inoltrando all'incirca 450 milioni di e-mail linkanti al sito e riuscendo ad entrare nel network di pc Storm (composto da più di un milione di macchine), comunemente usato dai professionisti delle e-mail spazzatura.

Quello 0,00001 per cento di ingenui che, tradotto in numeri assoluti, equivale a un utente ogni 12,5 milioni di messaggi diffusi in rete, chiaramente ha un'incidenza di guadagno bassissima su piccola scala ma al tempo stesso in un anno e in larga scala è in grado di generare profitti decisamente significativi, tanto da poter far pensare che da grandi possa essere un mestiere (liceità a parte) redditizio e comodo, con un'entrata giornaliera di oltre 5 mila euro.

La realtà è chiaramente ben diversa, posto che i truffatori della posta virtuale devono contabilizzare anche una serie di costi per gestire il considerevole traffico. Al tempo stesso si potrebbe ipotizzare che la tendenza degli ingenui frequentatori del web a farsi fregare si ridurrà in futuro, grazie a una popolazione di navigatori sempre più sgamata. E ciononostante i dati ufficiali sullo spamming dell'anno 2008 danno invece il fenomeno in aumento, con un tasso di crescita otto volte superiore rispetto a tre mesi fa, forse perché alla riduzione dell'ingenuità corrisponde da parte degli spammer un'abilità crescente.

Il singolare team di ricerca, guidato dal professore di computer science Stefan Savage, contribuisce comunque a trovare una risposta adeguata a questo strano e apparentemente assurdo fenomeno, oltre a sensibilizzare (si spera) i più sprovveduti.

NOTIZIE Martedì 11 novembre 2008 - 14:16 (661 giorni fa)

Emanuela Di Pasqua

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