Chris Anderson: il mondo è gratis!

È uscita sull'ultimo numero di Wired un'anticipazione della nuova fatica intellettuale di Chris Anderson. Il padre della teoria della coda lunga profetizza un mondo in cui tutto sarà gratis, senza nemmeno il bisogno della pubblicità.

Chris AndersonIl web cambierà il mondo. È la patria del gratuito e inaugura un nuovo tipo di economia: la freeconomics, che «diventa non una scelta ma persino una necessità a partire dal momento in cui l'esborso primario di un'azienda diventa qualcosa che abbia a che fare con il silicio». Queste le parole di Chris Anderson, direttore di Wired e padre della teoria della coda lunga, che con un occhio al passato e uno al futuro riesce a disegnare uno scenario ben calcolato di un'economia che vira verso il gratuito. Non si tratta tuttavia di quello che già viviamo nella rete o in altri media in cui è la pubblicità a sborsare denaro, piuttosto di una nuova realtà in cui nemmeno di questa ci sarà bisogno.

Anderson offre un assaggio di ciò in un estratto (uscito su Wired) del suo ultimo lavoro intitolato Free!. Tutto è cominciato con una lametta da barba - dice Anderson - e tutto finirà nell'economia del "waste", ovvero nell'idea che un bene può essere talmente facile da produrre – e rigenerare – che lo si può persino sprecare.

Ma che cosa c'entra un rasoio? Il signor Gillette ha inaugurato un nuovo tipo di modalità economica, tutt'ora largamente in uso: si regala un prodotto, magari accoppiato a un altro, per creare un mercato, una domanda che una volta coltivata accorrerà ad acquistare. Un po' come oggi si regalano i cellulari legando i clienti a un servizio, a un abbonamento o a qualche altro "bisogno".

Nella tassonomia del gratis di Anderson questo fenomeno è descritto come la cross-subsidies economy, in cui «ogni prodotto che invoglia all'acquisto di un altro, è free ed è destinato a chiunque prima o poi aprirà il portafogli». Poi è arrivato il silicio e la legge di Moore - i costi di produzione dei transistor si dimezzano ogni 18 mesi - ci ha messo lo zampino sganciando il guadagno dal fenomeno del cross-subsidies e agganciandosi alla corsa del prodotto verso il gratuito. Anche il costo di fare business online, poiché non segue solo le tradizionali leggi economiche ma si basa anche sulla capacità dei processori – sull'hardware in parole povere – sta puntando molto velocemente allo zero. Anderson fa l'esempio dell'e-mail di Yahoo: si partì da una minima capienza di immagazzinamento dati per arrivare oggi allo spazio illimitato. E nessuno si stupisce, come nessuno si lascia sorprendere dalla crescita esponenziale delle capacità di tutto quanto riguarda l'hardware.

Insomma, «ogni cosa toccata dall'hi-tech inizia volente o nolente il cammino del gratis». Se le basilari leggi economiche dicono che «i prezzi scendono fino al costo di produzione in un mercato competitivo, teniamo conto che non è mai esistito un mercato più competitivo del web». Dall'economia dei beni attraverso quella dei servizi, anche grazie alla Gillette che ha lanciato l'idea del gratuito, stiamo per arrivare (ma si parla ancora di decenni) alla freeconomics possibile nel web.

Per capire il percorso però è fondamentale pensare a due fattori determinanti: innanzi tutto, un nuovo modello realizzato proprio dal web che non vede più due attori, venditore e compratore, ma tre, uno solo dei quali sborsa denaro: il pubblicitario. Il quale gode del mercato creato dall'interdipendenza fra venditore e compratore. In secondo luogo, uno spostamento verso il gratuito come una ricchezza "waste" da cui ne deriveranno tante altre. Come? Per spiegarlo Anderson usa l'esempio dell'energia nucleare. Se questa fosse stata priva di rischi, oggi il costo dell'elettricità sarebbe tanto basso da tendere allo zero. E l'elettricità sarebbe diventata il terreno fertile di una cascata di miglioramenti, dall'automobile elettrica alla mancanza di inquinamento fino alla possibilità di usare l'acqua del mare come irrigazione e via per rendere ogni parte della Terra un luogo fertile. «Stiamo tranquilli dunque - conclude Anderson - perché se il free è quello che cerchiamo, il free è quello che stiamo per avere».

NOTIZIE Mercoledì 27 febbraio 2008 - 13:13 (744 giorni fa)

Serena Patierno

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Commenti dei lettori

  • luca
    Ne esiste già un esempio come ad esempio il progetto www.sitointernetgratis.com Vedere per credere!
    04/03/2008 - 12:06
  • Nicola
    Perdona Serena, io non ho letto ciò che hai letto tu, ma ho letto un pezzo di Chris uscito sul WSJ http://online.wsj.com/article/SB123335678420235003.html#articleTabs=article e non mi sembra che si teorizzi un futuro in cui tutto sarà free, ma esattamente il contrario. Con la crisi attuale e senza i soldi dei venture capitalist creare servizi free senza preoccuparsi dei ricavi sarà sempre più difficile. Si devono quindi inventare nuovi modelli di business e gli esempi citati questo sono.
    08/02/2009 - 19:41

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