La metà degli adolescenti americani ha dichiarato di non aver acquistato neppure un compact disc nel 2007. Il glorioso supporto sembra destinato al collezionismo. E alle major resta la scialuppa di salvataggio dei music store.
Il compact disc sta andando in pensione? Forse non è ancora giunto il suo momento, ma la direzione sembra questa, visto che nel 2007 il 48% degli adolescenti americani ha dichiarato di non averne acquistato neanche uno. I dati arrivano da uno studio della società di ricerca statunitense NPD, che ha intervistato online un campione di 5.000 persone.
Il crollo
Il risultato della ricerca è ancor più significativo se paragonato al corrispettivo dell'anno precedente: nel 2006 i teenager che avevano disertato i negozi di dischi erano il 38%. Un +10% che spaventa le major, tanto più se integrato ai dati delle vendite totali, che, secondo Nielsen SoundScan, nello stesso arco temporale hanno subito un crollo del 19%.
Le alternative
Il cd resta la scelta preferita solo per collezionisti e appassionati, che vogliono avere in casa la versione originale, oppure quando è l'intero album a piacere particolarmente. Altrimenti l'alternativa è il computer, più pratico e decisamente più veloce.
Ma quando si parla di download iniziano i problemi. Continua infatti a crescere il volume di mp3 scaricati illegalmente grazie ai programmi peer-to-peer, dove gli utenti si scambiano file musicali senza troppo crucciarsi della questione copyright. Fu proprio Napster, il capostipite dei software di file sharing, a scatenare nel 2000 le ire delle grandi case discografiche e di molti artisti, che vedevano i loro diritti d'autore dissolversi nei meandri della rete.
Ma non tutto è ancora perduto per l'industria musicale, visto che comincia a crescere anche il volume dei download legali. Le persone che nel 2007 hanno comprato mp3 online senza infrangere la legge, sui vari music store, sono state il 21% in più rispetto all'anno precedente, 29 milioni contro i 24 del 2006. Lo studio di NPD lascia quindi aperto uno spiraglio. L'aumento del file sharing legale nell'ultimo anno è dovuto in gran parte all'effetto trascinante di iTunes, il negozio virtuale targato Apple, che ha superato nelle vendite Best Buy aggiudicandosi il secondo posto nella classifica dei maggiori distributori di prodotti musicali degli Stati Uniti. Resta ancora da battere Wall-Mart.
Il target
Quella dei music store legali sembra essere l'unica soluzione che le major possono adottare per contenere almeno in parte il crollo delle vendite iniziato col nuovo millennio (e la nascita dei peer2peer), anche se la strada è tutta in salita. Sempre secondo la ricerca di NPD, risulta infatti che nel 2007 i consumatori abbiano pagato solo il 42% della musica che posseggono, rispetto al 48% del 2006 e al 50% del 2005.
Ci sono poi differenze sostanziali tra chi scarica legalmente e chi no, visto che la maggior parte dei "ligi" alla legge rientra nella fascia 36-50 anni, mentre tra giovani e giovanissimi la tentazione di non pagare sembra ancora irresistibile. Quello che è certo è che il cd, il rivoluzionario "disco compatto" che alla fine degli anni '80 soppiantò la scarsa praticità del vinile e la bassa qualità della musicassetta, comincia a mostrare i primi capelli bianchi.
NOTIZIE Mercoledì 27 febbraio 2008 - 13:21 (919 giorni fa)
Argomenti trattati: cd, musica
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