Addio stampa locale, è l'ora degli aggregatori

Un report della Harvard University ha preso in esame i visitatori di 160 siti americani di informazione tra quotidiani, network televisivi e radio: i giornali locali perdono visitatori rispetto alle testate più importanti, mentre resistono le piccole radio e spopolano gli aggregatori.

Ieri la Harvard University ha pubblicato un interessante studio sulla popolarità delle fonti di news online, con uno sguardo particolare all'andamento dei giornali web locali. Il report è stato portato avanti dal Centro Joan Shorenstein rivolto alla stampa, alla politica e agli affari pubblici e finanziato dalla Carnegie Corporation di New York. Il titolo, "Creative Destruction: An Exploratory Look at News on the Internet", preannuncia già un'interpretazione negativa dei risultati sulla "rivoluzione" in atto dell'informazione via web. Sono stati presi in esame 160 siti di news nell'arco di un anno. I risultati sembrano evidenziare che, negli Usa per lo meno, gli utenti web in cerca di notizie stanno cambiando rotta: sempre maggiore è l'afflusso alle grandi sorgenti di informazione mentre vengono lentamente trascurate le testate locali.

Secondo il Professor Thomas Patterson, del Centro Shorenstein, «con l'aumento dell'uso di internet come fonte di informazione, l'audience dei vecchi media è diminuita proporzionalmente». Vanno bene i siti dei quotidiani più popolari e venduti a livello nazionale, come New York Times, Washington Post e USA Today, con un incremento medio di visite del 10 per cento rispetto all'anno precedente. Perdono lettori invece i giornali locali, sia testate di città grandi, sia di città medie o piccole.

Ancora maggiore è il successo dei siti web di colossi televisivi come Cnn, Abc, Cbs, Nbc, Msnbc e Fox, che in 12 mesi hanno richiamato un buon 30 per cento in più di visitatori. Ma in questo caso le piccole radio e tv locali tengono testa, incrementando le utenze, anche se a un ritmo ovviamente più contenuto.

La sorpresa più grande però è il boom delle fonti non tradizionali, degli aggregatori, dei provider, dei blog, vera novità dell'informazione online. I siti che pubblicano news tratte, adattate, interpretate o semplicemente linkate da altre fonti online hanno ottenuto, nell'ultimo anno, un ampio favore di pubblico. I nomi che più di tutti minacciano il dominio delle grandi testate giornalistiche americane sono Google, Yahoo, Aol e Msn, ma anche siti che usano software per monitorare e pubblicare in modo semi-automatico le notizie come Newsvine, Topix, Digg e Reddit. Per esempio, negli ultimi dodici mesi, gli utenti unici mensili di Digg, sono cresciuti da 2 milioni a oltre 15 milioni. Inoltre, gli aggregatori di informazione registrano in media circa 100 milioni di visitatori mensili, contro i 7,4 milioni dei principali network televisivi americani.

Secondo Nancy Palmer, direttore esecutivo del Shorenstein Center, «il declino degli utenti di testate e televisioni locali corrisponde a una perdita potenziale di informazione»; il concetto è simile a quando, in natura, si fa corrispondere la perdita di variabilità alla minore possibilità di mutare, differenziarsi ed evolversi. Lo stesso report giudica internet una minaccia per i quotidiani, in particolare quelli locali. Secondo lo studio, la globalizzazione dell'informazione riduce l'importanza della geografia degli avvenimenti e delle fonti che li riportano, dando sempre meno spazio alla scelta delle notizie regionali, alla loro pertinenza con la vita e gli interessi dell'utente, e più peso al brand delle fonti.

NOTIZIE Venerdì 17 agosto 2007 - 12:24 (937 giorni fa)

Valentina Tubino

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Argomenti trattati: giornalismo, new media

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