Con YouTube Video Identification, il servizio di video promette a Hollywood e alle televisioni un giro di vite sui contenuti illegali presenti sul sito. Una mossa con cui spera di invitare i colossi dei media a stringere nuovi accordi di business e a rinunciare alle cause legali.
YouTube continua a mandare segnali di pace al mondo dei produttori di contenuti. L'ultimo in ordine di tempo, nonché il più atteso dall'universo del cinema e della televisione, è arrivato ieri. Il sito di video di proprietà di Google ha infatti comunicato il lancio (in fase beta, ovviamente, come da costume della casa) di YouTube Video Identification, una tecnologia che dovrebbe limitare la presenza contenuti illegali sulla sua piattaforma.
Annunciata nel luglio scorso, la soluzione è considerata dal management di Mountain View la chiave di volta per evitare cause legali (come quella da 1 miliardo di dollari intentata da Viacom), consegnare ai fornitori di contenuti un ambiente protetto per i loro prodotti per coinvolgerli quindi in accordi di rilievo, attrarre gli inserzionisti e trasformare finalmente YouTube, pagato 1,65 miliardi di dollari, in un business.
Come funziona
Dal punto di vista tecnologico, l'idea di YouTube Video Identification è quella di creare una sorta di "impronta", di immagine di ogni singolo video da custodire nel database di Google. In questo modo, ogni contenuto inserito su YouTube sarà automaticamente confrontato con l'archivio di "impronte" e gestito di conseguenza. In caso di corrispondenza, può essere, sempre in modo automatico, respinto, accettato, oppure pubblicizzato e accompagnato da pubblicità (con relativa condivisione dei proventi con YouTube). Il tutto, ovviamente, sulla base delle intenzioni espresse dai titolari del copyright e degli accordi che questi hanno eventualmente stretto con il servizio.
Come si legge sul sito, il sistema, che è stato testato da nove aziende, tra cui Walt Disney e Time Warner, permette "ai titolari di copyright" di "scegliere quello che desiderano fare dei loro video: bloccarne la visione, promuoverli o anche – in caso decida di sviluppare una partnership con noi – guadagnarci". Concetto ribadito al New York Times da David King, YouTube product manager: "Abbiamo bisogno che la comunità dei produttori di contenuti lavori con noi".
Avrà successo?
Solo il tempo potrà dire se YouTube Video Identification risolverà i problemi che fino ad ora hanno impedito a YouTube di diventare una piattaforma commercialmente appetibile per i produttori di contenuto. A fare la differenza, ovviamente, sarà l'efficienza della tecnologia. Su questo aspetto il management di YouTube ammette che potrebbe essere difficile per il sistema individuare la corrispondenza su video di qualità molto bassa. E' vero però, fa notare King, che quanto più scarsa è la qualità del materiale piratato, tanto minore è la preoccupazione dei titolari del diritto d'autore.
Da parte sua Eric Schmidt, amministratore delegato di Google, predica prudenza e ammette che mettere a punto il sistema perfetto è impossibile. "La questione è se riusciremo a raggiungere l'80 per cento o il 90 per cento", afferma al New York Times. Edward Adler di Time Warner conferma: "Devono lavorare ancora sul sistema prima che lo si possa definire del tutto sufficiente".
Qualche dubbio
In attesa di osservare sul campo l'efficacia della soluzione dal punto di vista tecnologico, alcune delle annunciate caratteristiche del servizio hanno già fatto storcere qualche naso. Innanzitutto, il fatto che il sistema per funzionare efficacemente richieda che i possessori di diritto d'autore consegnino a Google anche contenuti che non desiderano siano pubblicati sul sito. Una mossa che comunque fa finire nelle mani del motore di Mountain View una grande quantità di materiale che non gli appartiene. Creando di fatto una situazione che può rendere più probabili eventuali accordi commerciali con la Grande G.
Diversa la preoccupazione della Electronic Frontier Foundation che si chiede quanto il sistema sia in grado di distinguere tra un video protetto da copyright (e dunque eventualmente da escludere dalla pubblicazione) e le citazioni (immagini usate all'interno di un documentario per esempio), un impiego consentito dalle norme che disciplinano il fair use nel Digital Millennium Copyright Act.
NOTIZIE Martedì 16 ottobre 2007 - 13:16 (882 giorni fa)
Argomenti trattati: YouTube, copyright, Google
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