New York Times, news sempre più aperte

Notizie gratis, anche se sono datate 1850. Il New York Times fa marcia indietro, e apre quasi tutti i suoi archivi al modello gratuito. Alla ricerca di un maggior numero di clic e di introiti più alti in campo pubblicitario.

Arthur Ochs Sulzberger Jr., editore del New York Times227 mila abbonati e 10 milioni di dollari di entrate, evidentemente, non sono abbastanza. Il New York Times ha deciso infatti di chiudere il suo programma TimesSelect che offriva a pagamento (49,95 dollari all'anno, 7,95 al mese) l'accesso agli articoli degli editorialisti del quotidiano e al suo ricchissimo archivio.

Nonostante le cifre lusinghiere, il management del giornale più famoso del mondo non ha avuto dubbi: via il servizio e largo all'accesso gratuito al serbatoio di notizie nel quale è racchiusa la storia dell'America e del mondo nell'ultimo secolo e mezzo. Il perché di questa decisione è presto detto: lasciando che tutti accedano alle opinioni dei suoi commentatori e a porzioni più vaste dell'archivio la signora in grigio, come è soprannominato il quotidiano, pensa di realizzare molto più dei 10 milioni racimolati con il modello di accesso a pagamento. Sì, perché i manager del Times si sono resi conto di una cosa: come ogni webmaster ormai sa, la gran parte degli accessi a un sito arrivano tramite i motori di ricerca. Si tratta, vale a dire, di utenti (nel caso del quotidiano americano 13 milioni al mese!) che non cercano direttamente il New York Times, ma sono genericamente interessati a determinati contenuti, che il sito del quotidiano offre.

Dunque, ragionano nel quartier generale di Manhattan progettato da Renzo Piano, per allargare la base di questi utenti è meglio aprire il più possibile la propria ineguagliabile fucina di informazioni. Le entrate mancate degli abbonamenti, secondo questa linea di pensiero, saranno più che compensate dai proventi della pubblicità che sono destinati a crescere insieme al mercato delle inserzioni sul web e con l'aumentare degli accessi.

È per questo che, oltre a "liberare" le opinioni delle sue firme più illustri il New York Times ha scelto di aprire le porte del suo archivio digitale ai pezzi scritti dal 1987 ad oggi e a quelli redatti dal 1851 al 1922. I contenuti che vanno dal 1923 al 1986, invece, saranno in parte gratuiti, in parte a pagamento.

La decisione improvvisa del Times offre un altro argomento a coloro che, nel dibattito su quale sia il modello di business più conveniente per un quotidiano in rete, si schierano dalla parte dell'apertura totale sovvenzionata dalla pubblicità. Tra i fautori dell'abbonamento resistono ancora i grandi quotidiani finanziari, come il Wall Street Journal e il Financial Times. In questo caso la spiegazione economica vuole che queste testate offrano contenuti altamente specializzati e rivolti a settori ben determinati di lettori (ricchi e interessati al business), disposti a pagare per essere quel tipo di informazioni preziose e spesso esclusive.

Il Wall Street Journal, che ha cominciato a offrire contenuti online nel 1996, sembra soddisfatto di questo modello: 1 milione di abbonati virtuali fanno affluire nelle casse dell'editore 65 milioni di dollari all'anno. Una cifra considerevole anche se qualcuno sussurra che Rupert Murdoch, nuovo padrone del quotidiano, potrebbe invertire la tendenza e aprire gli articoli sul web a tutti gli utenti, convinto che sul lungo termine questa sia la scelta che paga di più. Se così sarà, ai partigiani della chiusura resteranno ben pochi argomenti.

INVECE Martedì 18 settembre 2007 - 11:29 (1081 giorni fa)

Raffaele Mastrolonardo

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Argomenti trattati: giornalismo, News Corporation

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