È ufficiale: dal prossimo anno i domini web di primo livello potranno essere composti da ogni tipo di parola. L’Icaan permetterà a qualsiasi sito di creare il proprio indirizzo ad hoc. Ma il prezzo della libertà sarà tutt’altro che accessibile.
I membri dell'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) hanno approvato ieri all'unanimità un cambiamento epocale nel sistema che regola i nomi degli indirizzi web: dal 2009 i domini internet di primo livello saranno completamente liberi. Non solo regioni e città ma anche sigle di aziende (ad esempio .ebay, .totem, ecc.) e qualsiasi tipo di parola concepibile.
La fine del 2008 dovrebbe quindi anche corrispondere alla fine dell'oligopolio di .com, .net, .org, .info, e delle poche altre sigle che facevano parte della top ten dei domini diffusi a livello internazionale. Ma la libertà di scelta non sarà disponibile per tutti. Quel che è certo è che dal prossimo anno l'indirizzo web cambierà decisamente significato, aprendosi a innumerevoli nuove possibilità e infinite combinazioni lessicali.
Le prime ad approfittare dell'opportunità saranno le più note aziende online che potranno liberarsi di suffissi poco significativi e adottare nuovi domini creati a propria immagine. Anche se non tutti i grandi marchi si dimostrano entusiasti di questa rivoluzione, arrivata come un'imposizione più che una scelta e per di più altamente costosa. "Perché le aziende dovrebbero investire un capitale spropositato per proteggere i propri brand? Le aziende dovranno comprare un numero incredibile di domini per tutelarsi", è l'opinione di Jay Scott Evans, ex presidente della divisione sulla proprietà intellettuale dell'Icann e ora consulente legale per Yahoo.
Oltre alle grandi società e alle organizzazioni pubbliche e internazionali, saranno pochi altri in grado di permettersi di comprare i domini liberi: infatti la Icaan ha intenzione di vendere a caro prezzo gli indirizzi web di nuova generazione, per evitare (così dice) i commerci abusivi di compravendita. Verrà comunque data precedenza alle aziende per l'acquisto del dominio di primo livello corrispondente al loro nome. Le prime indiscrezioni sui costi annunciano cifre variabili dai 50.000 ai 100.000 dollari (32.000-63.000 euro) a dominio.
Ancora al vaglio dell'organizzazione la proposta di consentire l'uso di alfabeti non latini (come l'arabo, il cinese e il cirillico) che amplierebbero ulteriormente la gamma di possibilità a disposizione dei siti per creare il proprio indirizzi web ad hoc.
I dettagli definitivi che regoleranno il mercato dei domini liberi devono ancora essere stabiliti e il processo potrebbe prolungarsi fino al primo semestre del prossimo anno. Una delle preoccupazioni più grandi degli esperti, a cui l'Icaan dovrà prestare particolare attenzione, è proprio evitare la corsa all'oro alla ricerca dei domini più redditizi e la speculazione attraverso la loro rivendita. Puntando sulle parole giuste infatti (.sex per dirne una) alcuni investitori lungimiranti e con un minimo di capitale a disposizione potrebbero ricavare una fortuna dal nuovo mercato dei domini liberi.
Paul Twomey, amministratore delegato dell'Icann, ha dichiarato che una volta definita la nuova regolamentazione l'organizzazione si riserverà comunque l'opzione di rigettare qualsiasi richiesta che riterrà inappropriata per questioni di sicurezza o morali. Quindi con probabilità il dominio .xxx, già proposto e rifiutato negli anni passati, non vedrà mai la luce.
NOTIZIE Venerdì 27 giugno 2008 - 12:46 (798 giorni fa)
Argomenti trattati: mondi digitali, domini web, siti web
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