Un gruppo di artisti-attivisti italiani ha acquistato il dominio www.peking2008.com e lo sta utilizzando per una campagna di protesta virale contro le Olimpiadi di Pechino che stanno per iniziare. Fra le tante azioni possibili, sul sito "falso" si possono comprare spazi e diventare anti-sponsor.
La controinformazione, l'altra faccia del patinato, del preparato e confezionato; l'autoironicamente definito fake: il sito peking2008.com è questo e altro ancora. Innanzi tutto è una coraggiosa iniziativa che tenta di viaggiare in parallelo con le Olimpiadi di Pechino di quest'estate portando con sé tutto quello che dall'informazione ufficiale è scartato. Gli audaci autori sono Les Liens Invisibles, un gruppo tutto italiano di artisti e attivisti che ha comprato l'ambiguo dominio, molto simile all'ufficiale "bejing2008.com" per avviare una suggestiva informazione dal forte impatto visivo oltre che verbale.
Sul sito del gruppo sono sparsi suggerimenti sulle proprie intenzioni da cui si può ricostruire la linea comunicativa che li contraddistingue: già il sottotitolo "i media 2.0" suggerisce subito la domanda sull'effettiva esistenza di un'informazione corretta e originale che dovrebbe andare di pari passo col web 2.0. Quest'ultimo come principale caratteristica avrebbe quella di avvalersi del contributo degli utenti e quindi di sfuggire alle maglie delle notizie ufficiali, copiate, omogeneizzate, più o meno censurate. La parola giusta sarebbe "indipendente". Ma, guardiamoci intorno, spesso le notizie sono stereotipate, ripetute, ridiffuse da agenzie o siti autorevoli. Di originale? Ben poco.
Altra parola chiave della campagna artistico-militante di questo gruppo di creativi è "fake". Propriamente peking2008.com è un sito fake, che in inglese significa "copia falsa". O sarebbe meglio dire in questo caso: "copia sulla falsa riga"? Senza scomodare concetti troppo filosofici, si potrebbe dire che ciò che appare non è mai la verità e il linguaggio è una bizzarra trappola in cui si può rimanere impigliati facilmente. Qui è il fake che cerca di svelare ciò che con una comunicazione ad hoc è invece occultato. Facciamo un sito fake, dunque, dicono Les Liens Invisibles, il cui nome indica proprio quei legami invisibili, occultati, fra informazione e realtà.
«Ci era stato detto che una nuova democrazia era possibile, ci è stato detto che il mondo sarebbe diventato un posto migliore in cui vivere… ci è stato detto…». Parole che scorrono su immagini forti, che mostrano sofferenze e lotte. Che richiamano al Tibet su cui si concentra in special modo l'attenzione del gruppo di artisti. Ma soprattutto, la presentazione conclude con un «Non biasimare il falso – informazione che non dice il vero, propaganda – piuttosto, diventa il falso», che paradossalmente qui si capovolge diventando da ciò che è oscurato a ciò che meglio dà un quadro di quella che in effetti è la realtà sperimentata da milioni di persone sofferenti per repressioni e guerre.
Una serie di contro-movimenti sono proposti dal sito: leggere le informazioni fornite dal dominio, partecipare alla campagna e anzi farla diventare virale creando a propria volta un fake o diventando contro-sponsor delle contro-olimpiadi. Un movimento che corre più che mai verso l'obiettivo di dare uno scossone al web, al suo modo di fare informazione e che sfrutta l'occasione per parlare dei temi caldi che ruotano attorno alla Cina di oggi.
NOTIZIE Lunedì 09 giugno 2008 - 12:17 (816 giorni fa)
Argomenti trattati: web2.0, censura
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