La poetessa tibetana Tsering Woeser, accusata di eversione per aver parlato ai giornalisti occidentali e per aver diffuso cronache sulle repressioni subite dai tibetani, è stata vittima di un attacco di hacker nazionalisti al proprio account Skype, al quale non riesce ad accedere.
Quarantadue anni, una vita dedicata alla poesia e al suo Paese, il Tibet. Tsering Woeser con le parole ha lavorato da sempre, per affermare il suo pensiero e per creare arte. Internet l'ha aiutata a farsi conoscere ma ora si trova stretta nelle maglie della censura, ufficiale (ha subito arresti domiciliari) e non. Vive a Pechino dal 2003 e le autorità cinesi dimostrano di non amare il suo lavoro: i suoi blog sono stati già censurati, i suoi libri vietati e, secondo quanto emerge dalle sue stesse dichiarazioni diffuse da Reuters, il suo account Skype è da ieri sotto attacco informatico.
«La mia password è stata cambiata o bloccata e qualcuno sta usando il mio account per parlare con i miei amici», ha dichiarato la poetessa che in Skype si chiama Degewa. Prega i suoi contatti di non parlare con chiunque stia usando il suo nome in quanto ci sarebbe il pericolo di essere invasi da virus. L'attacco sarebbe portato avanti da un gruppo di hacker attivisti nel nazionalismo cinese – appartenenti al gruppo Honker Union – che, non potendo zittire ufficialmente, passano alle armi subdole del virus e dell'intrusione non desiderata. Il suo sito web, più volte attaccato, ha visto scritte ingiuriose come «chiunque veda questa sgradevole faccia, per favore la picchi come fosse quella di un cane».
La poetessa e giornalista è un personaggio scomodo, uno dei pochi autorevoli in grado di scrivere sia in tibetano che in cinese. Racconta nelle sue poesie del coraggio e delle lotte della sua popolazione. E ha narrato gli accadimenti che hanno interessato negli ultimi mesi il suo Tibet: le rivolte per l'indipendenza, il giro di vite sui controlli nella capitale del Paese. Vicende che riescono a sfuggire alla censura e alla mancanza di giornalisti sul luogo solo grazie a foto e frasi rubate da semplici cittadini e diffuse grazie alla rete, a Twitter, ai portali per la condivisione di video; quando è possibile, visto che per esempio YouTube non è accessibile dalla Cina. Solo brevi e travagliate testimonianze delle rivolte e delle repressioni che riescono ad aggirare la censura. E ora nemmeno più Skype.
NOTIZIE Mercoledì 28 maggio 2008 - 13:06 (622 giorni fa)
Argomenti trattati: blogging, Twitter, censura, Skype
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