Decostruirsi e riorganizzarsi in reti. Apertura intellettuale. Mettere sempre al centro il cliente. I capi della ricerca di Big Blue e della società di Sunnyvale - in Italia per il convegno del BiCi - mostrano la loro bussola.
L'applicazione killer del futuro? «Usare la tecnologia informatica per la creazione di nuovi modelli di business». Parola di Paul Horn, direttore ricerca e vice president di Ibm, che VisionPost ha incontrato ieri al Castello di Bertinoro, a margine del convegno "Il ruolo della ricerca per l'industria della tecnologia dell'informazione" organizzato dal Bertinoro international Center for informatics (BiCi). «L'informatica può avere un impatto su qualsiasi attività economica, può sviluppare nuove opportunità. È rivoluzionaria», continua Horn. «Noi ad esempio la stiamo applicando anche all'epidemiologia attraverso la tecnologia open source Stem (Spatiotemporal epidemiological model), che permette di studiare e predire l'evoluzione delle patologie infettive e che abbiamo appena donato al mondo».
Ma al convegno il capo della ricerca Ibm ha insistito soprattutto su una nuova idea di innovazione, tema caro agli scienziati del BiCi che hanno convocato un panel di tutto rispetto – oltre ad Horn, Eric Schmidt, ad di Google (leggi l'intervista), e Prabhakar Raghavan, direttore Yahoo! Research – proprio per capire come l'Italia può migliorare in questo campo. « L'innovazione non nasce più solo all'interno delle proprie divisioni di R&D» ha spiegato il vice president di Big Blue. «Deriva soprattutto dai partner d'affari e dai clienti. È la conseguenza più naturale di un mondo piatto».
Nella visione di Horn per le imprese è necessario "decostruirsi" come entità monolitiche e autosufficienti, anche dal punto di vista della ricerca, per riorganizzarsi in estese reti di valore. E' chiaro che ciò significa un cambiamento radicale nei modelli di business; e che a spingere queste trasformazioni è stato anche il diffondersi della cultura internet e di un'architettura orientata ai servizi. Insomma, il web come piattaforma. «Non penso che Microsoft sia spaventata da Google a causa del suo motore di ricerca, bensì per il fatto che l'azienda di Mountain View potrebbe fare come insieme di servizi proprio quello che oggi fa Microsoft» chiosa Horn.
Il colosso di Armonk sembra dunque sempre più convinto dell'importanza della ricerca aperta e collaborativa quale paradigma fondamentale per lo stesso sviluppo tecnologico. «Collaboriamo con le università su progetti open source – ci spiega Horn – E abbiamo donato vari brevetti alla comunità del software aperto». Decisioni che vanno inquadrate in una più ampia revisione, da parte di Big Blue, delle strategie di Ip (proprietà intellettuale) e che vanno nella direzione di una maggior apertura al valore prodotto attraverso le reti.
NOTIZIE Giovedì 21 giugno 2007 - 17:00 (1170 giorni fa)
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