Oltre ogni gadget, ecco il "sesto senso"

Non solo telefonini e dispositivi portatili, c'è chi lavora per portare la realtà aumentata direttamente sul nostro corpo: lenti a contatto bioniche e altre protesi intelligenti per farci vedere il mondo con occhi nuovi.

In una delle scene iniziali di Fight Club, Edward Norton si aggira nel proprio salone spiegando agli spettatori la sua ossessione per il "nido Ikea". Mentre la telecamera fa la sua panoramica, su ogni cassettiera, lampada e divano vediamo sovrapporsi nomi, descrizione e prezzo: la realtà ridotta a catalogo Ikea.

Non dovremo attendere molto perché la geniale trovata di David Fincher sbuchi fuori dagli schermi e inizi ad invadere anche la nostra realtà. Ricreando scenari a cui da tempo ci ha abituato molta cinematografia (da Blade Runner a Minority Report).
Qualche mese fa il MIT di Boston ha diffuso un video di presentazione del progetto "Sixth Sense" in cui si vede un ragazzo entrare in una libreria, scegliere un libro e, grazie ai sensori installati sulle dita, visualizzare all'istante le recensioni di Amazon. Lo stesso vale per il supermercato: si solleva un rotolo di carta e sulla confezione appare un semaforo che ci dice quanto è ecologico o meno quel prodotto. Fino ad arrivare ad applicazioni più futuristiche. Due studenti si incontrano e dopo la classica stretta di mano, sulle rispettive t-shirt compare un curriculum luminoso.

Il progetto del MIT è per ora solo un prototipo (è già possibile acquistarlo online al costo di 350 dollari). Si compone di un proiettore, uno specchio e una videocamera, ma ha comunque bisogno di un mini-computer da tenere in tasca per ricevere le informazioni via internet.
Guardano molto più lontano, invece, diverse applicazioni di realtà aumentata intenzionate a liberarci dall'ingombro di qualsiasi gadget. Come? Inglobando i sensori direttamente sul nostro corpo. E' il caso delle lenti a contatto bioniche presentate di recente da ricercatori dell'Università di Washington. Grazie all'inserimento di circuiti Led e biosensori, la lente si trasforma in uno schermo virtuale che amplifica le nostre possibilità di visione. Gli studiosi statunitensi per ora pensano soprattutto ad applicazioni in ambito medico (ad esempio: monitorare il livello di glicemia nei diabetici).

Ma in tanti hanno subito pensato alla possibilità di leggere la posta elettronica o guardarsi un film direttamente "sulle palpebre". E' quello che i futurologi chiamano "Virtual Retinal Display" (ovvero retina-schermo virtuale): nel 1992 il suo lancio commerciale era dato per certo nel giro di cinque anni, ma poi così non è stato.

Nel frattempo, però, le cose hanno iniziato a muoversi nel settore dell'intrattenimento. Sono già tantissime le applicazioni di figurine tridimensionali che, poste difronte ad una webcam, si animano facendoci vedere il giocatore mentre segna il suo ultimo gol. O le cartoline intelligenti sfruttate come merchandising promozionale: per l'attesissimo Avatar di James Cameron verranno distribuite una serie di card con sensore integrato che permette di videogiocare con i personaggi del film.

Ancora più futuristici gli occhiali virtuali presentati di recente da Nokia. Anche qui si tratta di un altro debito cinematografico (ricordate quelli di Arnold Schwarzenegger in Terminator?): basta indossarli, per scorrere sulle lenti le ultime news e nel frattempo rispondere ad una mail urgente. Più che di "realtà aumentata", giustamente Nokia preferisce parlare di "Mixed reality", espressione che rende meglio il senso di convergenza tra programmi online (software), dispositivi elettronici (hardware) e oggetti reali (in futuro li chiameremo "realware"?).

(Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto del 26 Settembre 2009)

Lunedì 28 settembre 2009 - 14:26 (340 giorni fa)

Nicola Bruno

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Argomenti trattati: real world, virtuale

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