Nec presenta la bioplastica completamente biodegradabile: è un composto interamente di origine vegetale con una durata di 7 o 8 anni di vita. Ma la possibilità che davvero prenda piede nel mercato è minacciata da più di un'insidia. Anche se Nec pensa di inserirla nei suoi prodotti entro il 2010.
Nella terra del Sol Levante c'è qualcuno che più degli altri pensa in verde. Si tratta di Nec, l'azienda hi-tech che ospita, fra gli altri, il ricercatore Masatoshi Iji. Proprio quest'ultimo da anni impegna energie e tempo nella realizzazione della bioplastica. Ma non si tratta della plastica biodegradabile che già si incontra in commercio, anche se sporadicamente. A differenza di questa, infatti, quella di Iji è completamente biodegradabile nel giro di 7 o 8 anni. E Nec, sulla scia delle sue idee, prevede di arrivare a includerla nel 10 per cento dei suoi prodotti entro il 2010. Insomma, è solo un progetto ma, basandosi su ricerche scientifiche che procedono da anni, è più di una promessa.
Le plastiche biodegradabili esistenti sono composte sia di alcuni materiali di origine vegetale che di altri che devono la loro esistenza al solito petrolio. Questo perché se fossero costituiti di sole materie vegetali sarebbero altamente infiammabili e quindi poco sicure. La sfida di Iji è proprio qui, nel superare l'empasse. La sua idea è stata di aggiungere al composto, che si basa su un materiale ottenuto dal mais, una fibra ricavata da una pianta simile alla canapa detta Kenaf che funge da agente ignifugo e di rafforzamento, ambedue proprietà necessarie se si vuol sperare di costruire tv, computer portatili e microchip.
Per la verità Nec ha già utilizzato la bioplastica, ma con grande parsimonia: in un'edizione limitata di cellulari (destinati a essere venduti dall'operatore Ntt DoCoMo) si nascondeva meno del 10 per cento di questa materia. Cifra bassa, eppure sufficiente ad alzarne considerevolmente il prezzo. È sempre più chiaro che se le aziende ancora non si imbarcano nell'avventura della bioplastica è proprio per una questione di costi, che rappresentano la variabile fondamentale di un mercato competitivo come quello dell'hi-tech.
Ma non solo di correttezza ambientale si tratta. Certo, alcune aziende, spinte dalle leggi ambientali dei propri paesi e pungolate da una certa cultura ambientalista, hanno cominciato a guardare avanti. Tuttavia, a ben scrutare l'orizzonte, vi si può scorgere una certa politica a lungo termine che, basandosi sul continuo lievitare dei prezzi del petrolio, scommette sul risparmio dovuto all'uso di materiali biodegradabili. Insomma, da inclinazione ambientalista a business del futuro, il cammino è più breve di quanto possa sembrare.
Alcuni ostacoli di ordine sociale, però, sono ancora sul percorso. Non tutti, probabilmente, sarebbero ben disposti ad acquistare un televisore con la prospettiva di vederlo in decomposizione all'avvicinarsi del settimo anno di età. È vero che è comune oramai cambiare i propri elettrodomestici più spesso di una volta, senza attendere di vederli morire di morte naturale, tuttavia, la sensazione di acquistare un prodotto più deperibile di quanto ci si aspetti che debba essere, potrebbe essere un freno.
Inoltre, la sensibilità ambientale di alcuni utenti, che dovrebbe essere finalmente appagata da un prodotto amico della natura, potrebbe incontrare insospettati ostacoli: la bioplastica così tanto sostenibile non lo è. Innanzitutto, la sua produzione costa al pianeta più energia di quanto non costi la comune e indistruttibile plastica. Infine c'è la questione più spinosa: lo spazio. Le terre coltivabili non sono poi così tante e si auspica che, prima di sottrarle agli ultimi grandi polmoni verdi della Terra, si pensi di coltivarle per produrre un bene primario, quello che nutre gli stomaci della popolazione.
NOTIZIE Venerdì 06 luglio 2007 - 16:41 (1155 giorni fa)
Argomenti trattati: Nec, biotecnologie
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