Intel e Advanced Data Centers lanciano nuovi prototipi per il raffreddamento dei data center: l’asso nella manica in entrambi i casi è l’aria fresca esterna. Un'idea semplice ma quanto mai funzionale, che fa risparmiare milioni di dollari all'anno.
Tutti l'abbiamo sperimentato da vicino, soprattutto durante la calura estiva: i computer sono facilmente soggetti a surriscaldamento. Un problema che i gestori di grandi data center sparsi in tutto il mondo hanno da sempre dovuto combattere. L'idea avveniristica di concentrare i data center al Polo Nord rimane ancora oggi un'ipotesi surreale. Ma, in effetti, molte delle soluzioni progettate e realizzate dai vari gestori di stoccaggio server sono altrettanto fantasiose.
Solo tra le ultime tecnologie di raffreddamento ci sono state T-SCIF (Thermal Separate Compartment in a Facility) della Switch Communications, l'Enterprise Modular Data Center di Ibm e i data center in alto mare di Google.
Ora Intel e Advanced Data Centers, uno dei più grandi gestori americani di data center, sono andati oltre; hanno pensato a qualcosa di genialmente semplice per abbassare la temperatura dei processori: aprire le finestre e fare entrare l'aria fresca. Esattamente quello che tutti noi facciamo a casa quando il pc ha surriscaldato eccessivamente l'ambiente.
La multinazionale di Santa Clara e l'ADC, che ha sede a San Francisco, hanno ideato quasi in parallelo due sistemi di raffreddamento che sfruttano lo stesso concetto.
Advanced Data Centers ha annunciato l'apertura di un centro di circa 4000 metri quadrati nei pressi di Sacramento, in una base aerea dismessa. Grazie alle notti più fresche e al costo inferiore dell'energia elettrica rispetto a San Francisco, il riscaldamento dell'edificio sarebbe già notevolmente ridotto. Ma per facilitare il ricambio d'aria con l'esterno il centro ADC sarà costruito con una parete apribile (alta quasi 5 metri e lunga 30). La somma di questi fattori (tecnologici e ambientali) permetterà il raggiungimento di un rapporto energia totale consumata dal centro/energia consumata dagli strumenti IT (PUE - Power Usage Effectiveness) pari a 1,1 (normalmente i data center hanno PUE che vanno da 1,8 a 3). A poco più di un'ora dalla Bay Area, lontano dalla zona sismica e con un aeroporto proprio, il centro ADC aprirà nella prossima primavera e sarà in grado di fornire circa 2 megawatt di flusso al sistema.
Intel dal canto suo è ancora in fase sperimentale ma i risultati dei test sembrano promettenti. I prototipi utilizzati consentono di sfruttare praticamente solo l'aria esterna per il raffreddamento dei data center, risparmiando quasi 3 milioni di dollari all'anno (il sistema di Advanced Data Centers arriva al massimo a un risparmio di 2 milioni annui). La società di Santa Clara ha condotto esperimenti su un gruppo di 900 server per 10 mesi: una metà è stata raffreddata in modo tradizionale, l'altra attraverso l'Air Ecoomizer (questo il nome dell'innovativo sistema). La differenza è stato un risparmio del 67% di energia per la seconda porzione di server. Ulteriori prove sono state condotte in condizioni di alte temperature, polvere e umidità: i guasti nel secondo settore sono stati di poco superiori rispetto a quelli nel primo (4,46% contro 3,83%).
NOTIZIE Martedì 23 settembre 2008 - 12:47 (710 giorni fa)
Argomenti trattati: Intel, banche dati, ambiente, energia
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