Fda, nanotecnologie senza etichette

I nanomateriali utilizzati nei prodotti per il pubblico non sono dannosi secondo le istituzioni Usa, e non richiedono quindi segnalazione. Proteste delle associazioni di consumatori che preferirebbero sapere che cosa usano anche senza sapere come funziona.

Un dispositivo medico nanotech allo studio dell'Istituto Nazionale sul Cancro UsaPiccolo e innocuo, e non piccolo e insidioso. Questo il risultato cui è giunta la task force della Food and Drug Administration (Fda) – l'istituzione preposta all'approvazione di farmaci e alimenti in Usa - riguardo le nanotecnologie applicate alla farmacologia. I prodotti farmaceutici che utilizzano gli ultimi ritrovati della scienza del piccolissimo (le nanotecnologie operano su grandezze di micrometri, pari a un milionesimo di metro) non saranno distinguibili dagli altri sui banchi di drugstore e farmacie statunitensi. La task force, fortemente voluta dal commissario Andrew von Eschenbach, già direttore del Centro Nazionale sul Cancro, aveva iniziato le indagini lo scorso anno allo scopo di valutare le problematiche relative a questo settore di ricerca in rapida espansione.

«Crediamo che non ci siano prove scientifiche sulla pericolosità dei nanomateriali – chiosa l'attuale commissario Randall Lutter – non tali da indicarne l'uso sull'etichetta». E, nonostante le proteste delle associazioni di consumatori, per il momento le etichette rimarranno mute riguardo la presenza di nanotecnologie. Una delle preoccupazioni principali riguardo l'etichettatura dei prodotti nano è la diffusione che queste tecnologie stanno conoscendo e la loro importanza strategica non solo per i farmaci – sempre e comunque sotto il controllo della Fda – ma anche per molti prodotti di uso comune: dai dentifrici, ai cosmetici, all'industria alimentare. Sono già più di trecento i nanoprodotti in commercio per i consumatori d'oltreoceano. Sembra evidente il tentativo della Fda di non frenare lo sviluppo di questo promettente settore scientifico ed economico, con etichette che rischierebbero di allontanare il consumatore diffidente verso il nuovo – ha fatto scuola il caso delle etichette Ogm in Europa - soprattutto se non si hanno prove della dannosità dei prodotti. Una forma di silenzio scaramantico e antipanico.

Il report della commissione sulla scienza del piccolissimo si conclude con l'invito per la Fda a scrivere regole certe che favoriscano lo sviluppo del mercato e assegnino uno statuto regolamentare dedicato ai prodotti nano. Nel frattempo verranno raccolti altri dati e condotti esperimenti per conoscere meglio l'interazione tra i nanomateriali e tra questi e il corpo umano. In effetti senza avere ancora tutti i dati a disposizione l'unica etichetta sovrapponibile alle confezioni avrebbe potuto essere:«attenzione questo prodotto contiene nanomateriali e non sappiamo bene come interagiscano col vostro stomaco, buon appetito».

NOTIZIE Giovedì 26 luglio 2007 - 13:00 (963 giorni fa)

Gabriele De Palma

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Argomenti trattati: nanotecnologie, ricerca mondo

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